Trebbiano: mille volti, un solo nome

Più che un vitigno, è una famiglia di varietà diverse per storia e carattere, accomunate da una straordinaria capacità di raccontare il territorio

Trebbiano: mille volti, un solo nome

Il Trebbiano non è un vitigno nel senso tradizionale del termine, ma una famiglia di varietà accomunate dal nome e non sempre dal patrimonio genetico. Dal Trebbiano toscano fino allo spoletino umbro e alle diverse espressioni dell’Italia centrale, ciò che li accomuna è soprattutto un’elevata acidità e una naturale neutralità aromatica. La confusione nasce sia dalla straordinaria diffusione di questo vitigno, sia dal fatto che alcune varietà imparentate con il Verdicchio, come il Trebbiano di Soave e la Turbiana del Lugana, portino storicamente lo stesso nome. Proprio questa neutralità di partenza rende le uve particolarmente sensibili al territorio, al clima e alle scelte del produttore, trasformandoli in vini capaci di raccontare il loro luogo d’origine.

Trebbiano, i vini che raccontano il territorio

Tra le interpretazioni che negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione c’è il Trebbiano Spoletino. È un vino versatile e longevo, capace di evolvere nel tempo verso note di idrocarburo e resina. Antonelli San Marco, a Montefalco, ne offre tre letture differenti: uno Spumante Metodo Classico Dosaggio Zero, il Trebium e il Vigna Tonda, fermentato in anfora. Anche Fratelli Pardi propone due versioni dello Spoletino, una più immediata e una affinata sur lie, mentre Lungarotti ha presentato un Trebbiano Spoletino Doc 2024 elegante e fresco. Da citare anche Le Thadée, che coltiva lo Spoletino maritato agli alberi da frutto secondo una tradizione storica umbra.

In Toscana il Trebbiano ha vissuto una vera rinascita. Per decenni relegato a comprimario nei blend del Chianti e del Chianti Classico, oggi è diventato protagonista grazie a selezioni più accurate, rese contenute e una nuova attenzione alla qualità. Capezzana ne offre uno degli esempi più convincenti con un Trebbiano Igt Toscana ottenuto da antiche selezioni destinate al Vin Santo: un bianco dai profumi di timo, camomilla e mandorla, capace di affrontare lunghi affinamenti. Un’altra area di riferimento è Pitigliano, dove il Bianco di Pitigliano Doc nasce su terreni vulcanici di tufo che conferiscono una marcata impronta minerale e sapida. La storica Cantina di Pitigliano continua a valorizzare questa tradizione con vini fortemente legati alla matrice vulcanica dei suoli.

Il Trebbiano sta trovando spazio anche nella spumantizzazione di qualità, dimostrando di poter esprimere eleganza e tensione anche nelle versioni Metodo Classico. L’Abruzzo resta però la terra dove ha raggiunto alcune delle sue espressioni più alte. Accanto ai riferimenti rappresentati da Valentini, Masciarelli e Valle Reale, nuove realtà stanno contribuendo a rinnovarne l’immagine, come Tenuta I Fauri con il Baldovino, vino che unisce precisione, freschezza e una piacevole ricchezza aromatica.

In Emilia-Romagna, invece, il Trebbiano è stato a lungo associato a una proposta quotidiana e conviviale. Oggi produttori come Noelia Ricci con il Bro’ e Costa Archi con il Rio Fantina ne stanno valorizzando il potenziale qualitativo. Nel Modenese, infine, le versioni rifermentate di Podere Il Saliceto testimoniano come questo vitigno sappia esprimere carattere e personalità anche nel mondo delle bollicine.

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