È il 13 luglio 2025. Sul Centre Court di Wimbledon, Jannik Sinner alza il trofeo e con lui, idealmente, anche il sipario su una nuova epoca del tennis. È il primo italiano a vincere sull’erba più sacra del mondo. Lo fa in quattro set contro Carlos Alcaraz, altro enfant prodige della generazione Rolex. «Sto vivendo un sogno », dirà nel post-partita. Ma quel sogno è anche il frutto di un tempo interiore perfettamente sincronizzato con il suo orologio.
Perché sì, Jannik Sinner è un Rolex Testimonee dal 2020, e oggi più che mai ne incarna il codice genetico: eleganza, controllo, perfezione svizzera. In campo, ogni gesto è un ingranaggio di un calibro ben oliato. Come i cronometri Rolex sui campi di Wimbledon dal 1978, anche lui misura ogni secondo come fosse un’opportunità da cogliere.
A oltre 1.200 km da Londra, Alejandro Galán Romo gioca un padel che sembra coreografato da un regista. Il campo è più piccolo, la palla rimbalza sui vetri, ma l’impatto visivo è lo stesso di un concerto rock. Galán non è solo il numero uno del mondo: è un artista che usa la racchetta come pennello. «La mia vera sfida è contro me stesso. Voglio superarmi ogni giorno», dichiara. È qui che entra in gioco Hublot, marchio che ha fatto dell’energia e dell’inaspettato il proprio tratto distintivo. Galán è il nuovo Friend of the Brand, e al polso sfoggia l’Hublot Big Bang Unico Summer 2025: cassa arancione in ceramica micropallinata, lunetta celeste, flyback con ruota a colonne, cinturini intercambiabili. Un orologio che sembra progettato da Gaudí in collaborazione con un ingegnere spaziale.
Tennis e padel: stessi antenati, destini divergenti. Il tennis è ancora aristocrazia muscolare, tutto basato su geometrie ampie, controllo del ritmo, solitudine epica. Il padel è caos urbano, rimbalzi sporchi, riflessi da videogame e strategie condivise. Eppure entrambi raccontano una diversa gestione del tempo. Sinner lo domina come un monaco zen, lo scompone in millesimi, lo dilata nei momenti decisivi. Galán lo cavalca come un’onda, lo piega, lo fa esplodere. «Mi piacciono gli orologi Hublot perché sono comodi ed eleganti», dice. Ma è lui stesso, in fondo, a essere un Big Bang vivente: elegante e moderno, con la carica sempre inserita.
A Wimbledon, Sinner è stato impeccabile. Alla fine del match ha ringraziato il suo team «per avermi aiutato non solo a diventare un tennista migliore, ma una persona migliore ». È il ritratto del Testimonee perfetto per Rolex, marchio che non cerca testimonial, ma figure che incarnino valori eterni. La corona al polso, per lui, non è uno status symbol: è un’estensione del suo modo di stare al mondo.

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Galán, invece, è tutto l’opposto. Ironico, scattante, sorprendente. Prima di ogni partita salta e scatta, quasi a ricaricare un meccanismo invisibile. «Non ho playlist fisse, cerco solo canzoni che mi facciano salire l’adrenalina», racconta. Dopo le vittorie, non cede a champagne o caviale: «La tortilla di patate di mia madre è il mio piatto preferito». Sincero e diretto, come i suoi smash.
In questo doppio confronto, l’orologio non è solo un accessorio. È un’estensione narrativa. Sinner non ha bisogno di esibirlo, lo incarna. Galán lo ostenta con naturalezza, come farebbe con un colpo tra le gambe in corsa. Rolex e Hublot sono due modi opposti di vivere il tempo, ma trovano senso nel polso giusto. Eppure, se dovessimo tirare le somme, ci accorgeremmo che entrambi parlano della stessa cosa: il tempo come alleato. Sinner lo misura, Galán lo sfrutta. Uno lo incornicia, l’altro lo reinventa. Ma entrambi lo abitano con autenticità. E per questo, in mezzo a set point e bandeja, ticchettii e riflessi, ci ricordano che lo sport – come l’orologeria – è solo una scusa per raccontare storie più grandi.
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Il Rolex Testimonee
Jannik Sinner






