Nel dicembre 2011 un giovane lupo, Slavc, lascia il suo branco nelle montagne slovene e inizia un lungo viaggio lungo l’Europa: attraversa frontiere, autostrade, città, fino a raggiungere la Lessinia, dove si unisce a una lupa errante, Giulietta. Insieme danno vita al primo branco stanziale dell’Italia settentrionale dopo secoli. Anni dopo, il giornalista e scrittore Adam Weymouth decide di seguirne le tracce, a piedi, per capire cosa racconti davvero questo ritorno.
Il lupo solitario (Iperborea) è molto più di un libro sulla fauna selvatica. È un reportage narrativo che intreccia natura, crisi climatica, spopolamento rurale, politica europea e identità. Weymouth cammina dove è passato Slavc e ascolta le voci di chi vive ai margini: scienziati, pastori, attivisti, migranti.
Il suo stile è limpido, empatico, senza retorica. Il ritorno del lupo diventa il simbolo di un’Europa in bilico, dove le zone abbandonate dall’uomo tornano selvatiche, ma dove il selvaggio è spesso temuto o respinto. Sostenibilità, in questo contesto, significa anche ripensare le relazioni tra uomo e ambiente, tra centro e margine, tra natura e sviluppo.
Un libro che parla di lupi, ma ancora di più di noi: dei nostri confini, delle nostre paure e delle nostre possibilità di coesistenza. Un testo consigliato a chi si occupa di ambiente, territorio e cambiamento, ma anche a chi cerca nuove chiavi di lettura per comprendere le trasformazioni del nostro continente.
La citazione
«E stanotte, il 19 dicembre 2011, poco dopo le tre e mezzo, per la prima volta in vita sua metterà piede oltre i confini del suo territorio. Lo sapeva, il lupo, in quale viaggio si stava imbarcando con quei primi passi stranieri? Aveva paura della novità, dell’estraneità, della differenza? Sapeva che erano i primi passi di un viaggio di mesi e lungo migliaia di chilometri? Lo sapeva sin dall’inizio che non sarebbe più tornato indietro?»
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