Il battito lento dell’interiorità

Il Nobel per la Letteratura 2023 invita a navigare nel tempo della memoria, della solitudine e del desiderio di ritorno

Vaim, il nuovo romanzo di Jon Fosse© Getty Images (1)

Cosa resta quando il mondo intorno a noi sfuma nei silenzi del quotidiano? È da questo interrogativo che si muove Vaim, il nuovo romanzo di Jon Fosse, pubblicato in Italia da La nave di Teseo.

Dopo la monumentale Settologia, Fosse torna a raccontare il battito lento della vita interiore, questa volta seguendo le giornate e i pensieri di Jatgeir, uomo anziano e solitario che vive nel minuscolo villaggio di Vaim. La trama, ridotta all’osso, è quasi un pretesto: un viaggio in barca verso Bjørgvin per comprare ago e filo (a un prezzo assurdo) si trasforma in un monologo fiume che attraversa memorie, rimpianti, sogni e visioni.

Ancora una volta Fosse esercita la sua poetica dell’essenziale con maestria. Le frasi si rincorrono, si ripetono, si interrompono, generando un effetto di presenza assoluta del pensiero, come se il lettore stesse ascoltando la voce interiore del protagonista in tempo reale.

Ammettiamolo, non è una lettura “facile”, d’intrattenimento, ma profonda e disarmante, che dialoga con il tempo lento della riflessione, con il valore della memoria e con il bisogno, oggi più che mai sentito, di rallentare. Nel mondo di oggi – dove efficienza e velocità sono parole d’ordine – Vaim si propone come un sorprendente contrappunto: un invito a fare spazio al dubbio, al vuoto, all’attesa. Perché è un’esperienza più che un romanzo. Perché insegna che anche un ago, del filo e una barca possono raccontare tutta una vita. E perché Fosse, con la sua scrittura scarna e visionaria, si conferma una delle voci più radicali della letteratura contemporanea.

Una citazione dal romanzo Vaim

«(…) un ago e del filo nero con cui cucire per bene i bottoni allentati, sì, erano quelle le cose che dovevo comprare quest’anno, e comunque va detto che si sarebbe mostrato molto più complicato del previsto riuscire a comprare un solo ago e una sola spoletta di filo nella città di Bjørgvin, la seconda città più grande della Norvegia, era quasi incredibile immaginarsi quanto si sarebbe rivelato difficile, si sarebbe potuto credere che ai commercianti e ai commessi non interessasse vendere qualcosa di così piccolo come un ago e una spoletta perché ero passato da un negozio di abbigliamento all’altro, ma nessuno vendeva cose così, no, dicevano, non teniamo quel genere di articoli, e non si può negare che in quella risposta si celasse un certo scherno, percepibile anche sul volto di chi mi rispondeva (…)».

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