I due Mozart, l’ultimo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt

Un intenso romanzo sul rapporto tra Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold, diviso tra amore assoluto, sacrificio e inevitabile distacco

I due Mozart, l'ultimo romanzo di Eric-Emmanuel Schmitt© Getty Images

Di Wolfgang Amadeus Mozart conosciamo il talento folgorante; molto meno l’uomo che ne intuì la grandezza e fece della sua educazione la missione di un’intera esistenza. In I due Mozart, Eric-Emmanuel Schmitt sceglie un punto di vista originale: al centro del racconto non c’è il compositore, ma suo padre Leopold, musicista, pedagogo e primo, artefice del suo destino.

Schmitt ricostruisce il rapporto tra padre e figlio alternando gli anni dell’infanzia prodigiosa ai giorni malinconici della vecchiaia di Leopold, ormai solo e in attesa di un figlio che si è allontanato. Ne emerge una storia che diventa una riflessione sul legame tra chi riconosce e coltiva un talento e chi, per diventare davvero sé stesso, deve emanciparsi da quella stessa guida. Leopold appare come un uomo animato da un amore assoluto, capace di sacrificare ambizioni personali, denaro e salute pur di offrire a Wolfgang gli strumenti per diventare il musicista che il mondo avrebbe conosciuto. Ed è proprio questa devozione a rendere ancora più doloroso il progressivo distacco del figlio.

La scrittura accompagna il lettore con naturalezza, intrecciando dialoghi vivaci, ricostruzione storica e una profonda sensibilità psicologica. Pur concedendosi qualche inevitabile idealizzazione dei personaggi e qualche dialogo dal sapore più contemporaneo che settecentesco, l’autore riesce a rendere la vicenda sorprendentemente attuale. Un racconto sull’amore filiale, sull’educazione e sul prezzo dell’eccellenza. E, forse, sul destino di coloro che dedicano la propria vita a far crescere qualcun altro, sapendo che il momento del suo pieno compimento coinciderà con il proprio passo indietro. Un invito a guardare il genio dalla prospettiva di chi, per farlo brillare, accetta di scomparire.

La citazione da I due Mozart

«In mancanza di ispirazione concepisco opere astute, ricorro a formule convenzionali, procedimenti, artifici e nient’altro. Possiedo solo il talento che si ottiene con il lavoro, so solo ciò che si impara. Non creo, ripeto. Non invento, riciclo. Quando scrivo fabbrico, mentre Wolfgang sente. Andrà lontano, arriverà dove non potrò mai seguirlo».

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