Le novità che raccontano il futuro dell’alta orologeria

Dal grande afflusso alle casse più piccole, Watches and Wonders 2026 ha mostrato un settore che cerca equilibrio: meno eccessi, più design, più artigianato. Cinque segnatempo raccontano bene la direzione presa

Le novità che raccontano il futuro dell'alta orologeria

A Ginevra, quest’anno, Watches and Wonders non è stato soltanto il luogo dove sono state presentate le novità del mondo dell’alta orologeria: è sembrato piuttosto un osservatorio sul modo in cui il settore sta provando a ridefinirsi. I numeri parlano da soli: quasi 60 mila visitatori unici, 1.750 giornalisti, 6 mila rivenditori, una città coinvolta per un’intera settimana.

Ma più dei numeri contano i segnali emersi dai padiglioni: ritorno agli orologi a due o tre lancette, casse più compatte, ultrasottili, scheletrature, ispirazioni vintage, uso del colore e un rinnovato spazio per i métiers d’art.

In questo quadro, Rolex ha scelto un gesto quasi programmatico. L’Oyster Perpetual 41 è stato indicato come simbolo del centenario dell’Oyster, il primo orologio da polso impermeabile della casa. Non è un caso che il modello giochi sul lessico dell’essenziale: cassa classica, quadrante ardesia, lunetta e corona in oro giallo, bracciale in Oystersteel, più alcuni dettagli pensati per l’anniversario, come il numero 100 in rilievo sulla corona e la scritta 100 years a ore 6. È un modo molto Rolex per dire che il futuro, da quelle parti, passa ancora dalla forma più pura dell’orologio da polso.

Panerai, dal canto suo, ha portato a Ginevra una dichiarazione tecnica piuttosto chiara con il Luminor 31 Giorni PAM01631. La cifra è già nel nome: 31 giorni di riserva di carica, per la prima volta nella storia della maison. Il nuovo calibro scheletrato P.2031/S utilizza quattro bariletti e un sistema Torque Limiter studiato per selezionare la finestra di funzionamento più regolare. Il risultato è un oggetto che rimane fedele alla grammatica Panerai – il ponte proteggi-corona, la leggibilità, la robustezza – ma la porta in un territorio molto più sofisticato.

Bulgari ha colto un’altra delle tendenze più leggibili di questa edizione con l’Octo Finissimo 37. La maison romana ha lavorato di cesello: diametro ridotto da 40 a 37 millimetri, micro-rotore Finissimo ad alta efficienza, volume del movimento ridotto del 20%, peso di appena 65 grammi. È un orologio che racconta l’idea di un lusso meno gridato e più vicino alla vita reale, dove il tema non è stupire ma indossare meglio.

Se Rolex ha parlato la lingua della sintesi e Panerai quella della durata, Patek Philippe ha scelto la via del racconto. La Ref. 5249R-001 Le Corbeau et le Renard rilegge in forma da polso un orologio da tasca del 1958 conservato nel museo di casa. Premendo il pulsante a ore 2, la volpe indica le ore e il formaggio che cade dal becco del corvo indica i minuti: il tempo appare solo su richiesta, come in una piccola scena teatrale. Dentro ci sono 267 componenti, fuori una cassa in oro rosa da 43 mm in stile officier. Più che una complicazione da spiegare, è un modo per ricordare che l’alta orologeria può ancora permettersi il lusso della lentezza e dell’allusione colta.

Audemars Piguet, infine, ha presentato forse il progetto culturalmente più interessante del salone: l’Atelier des Établisseurs, costruito attorno all’idea storica dell’établissage, cioè la collaborazione tra mestieri diversi. Tra i primi modelli c’è l’Établisseurs Peacock, un orologio segreto che da chiuso ricorda uno scarabeo in oro bianco inciso; poi, con una pressione, ali e testa si aprono e rivelano un pavone in miniatura, un quadrante in smalto traslucido inciso a mano e l’ora.

Qui il punto è il messaggio: riportare al centro l’artigiano, il tempo del fare, la costruzione collettiva dell’oggetto. Questi cinque orologi dicono che il 2026 non sarà ricordato per un’unica mania, ma per una correzione di rotta. Meno ingombro, più precisione nel disegno, più attenzione a ciò che un orologio racconta quando lo si guarda da vicino.

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