Fresca anche nelle più calde giornate estive, con escursioni termiche importanti e temperature medio-basse, l’Irpinia rappresenta un unicum in Campania. Territorio appenninico in provincia di Avellino, l’unica insieme a Benevento senza accesso al mare, in epoca di fillossera, agli inizi del 1900, era la terza zona al mondo per produzione di vino, che esportava in tutta Europa. Oggi le cose sono cambiate.
Benché l’area dedicata al Taurasi Docg potrebbe potenzialmente produrre oltre 2 milioni di bottiglie, di fatto a vedere la luce sono solo la metà. Definito il “Barolo del Sud” per la su profondità e capacità di invecchiamento, il Taurasi ha una struttura importante e tannino deciso, perfetto da abbinare con cacciagione, lunghe cotture, salse e stracotti, piatti con tartufo e aromi profondi che ormai si mangiano poche volte l’anno, e soprattutto nei mesi freddi.
Composto per almeno l’85% da aglianico, quasi tutti lo producono in purezza e qualcuno esce come Igt pur essendo prodotto nell’area per questioni di posizionamento e marketing. Si divide in rosso o rosso riserva per la diversa sosta in legno, ed esce sul mercato dopo tre o quattro anni.
Tra le etichette simbolo, il Taurasi Radici Etichetta Nera di Mastroberardino, approcciabile anche quando esce nelle ultime annate con note di ciliegia, prugna, spezie e note di legno nobile. Di grande eleganza l’interpretazione di Pietracupa, firmata da Sabino Loffredo: anarchica, sanguigna, con ribes nero e bergamotto. Il vino di Contrade di Taurasi, nasce invece ha la sua classicità austera, ma anche piacevolezza e salinità fitta delle vecchie vigne vulcaniche che si trovano a Sud del paese.
A Nord del paese di Taurasi invece prevale l’elemento argilloso. La risultante è un vino con note di arancia sanguinella, agrume, liquirizia, di impatto, ma con tannino sfumato con eleganza e piacere. Un altro grande imprescindibile è Perillo: i suoi vini uniscono ciliegia, ribes, humus e liquirizia, con un tannino imponente ma saporito. Il Cancelliere è un’altra realtà artigianale che valorizza le proprie vigne a Montemarano con il suo Le Grazie, potente e sincero, ricco di frutta nera e balsamicità. Antica Hirpinia produce invece il suo vino dal 1959 in contrada Lenze, con il Taurasi di casa che è un compendio di more, fresia blu, fichi maturi, chiodi di garofano, caffè, mirtilli.
Per gli amanti dei vini intensi sono imperdibili Luigi Tecce con il suo Poliphemo – vino maturo e corposo, ricco di amarena, pepe, ribes – e Salvatore Mollettieri con la Vigna Cinque Querce, speziata e intensa, tra prugna, caffè, eucalipto e menta.
Infine, l’enologo e docente Luigi Moio, con il progetto Quintodecimo, propone il Taurasi Riserva Vigna Cerzito, un vino sontuoso con viole, amarene, pesca matura, lavanda e anice. Unisce succulenza e profondità, senza mai rinunciare all’eleganza.
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