Grandi rossi italiani, il 2006 è ancora un’annata da record

Ancora oggi, i grandi rossi italiani del 2006 mostrano tutta la loro energia

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L’annata 2006 del vino italiano ha compiuto vent’anni e li porta con energia e stile. Come tutte le annate con il “sei” sembra non arrivare mai a maturità, dispensando nel frattempo meraviglie a ogni apertura.

In Piemonte, in cima a tutti c’è il Giacomo Conterno Barolo Riserva Monfortino 2006: 100 punti da Robert Parker, 98 da Stephen Tanzer e Wine Spectator, un vino che la critica ha celebrato per la coesistenza di forza bruta ed eleganza sbalorditiva, con note di prugna, liquirizia, rosa essiccata, tartufo, oliva nera su un’acidità tagliente e tannini che promettono altre tre decadi di evoluzione positiva. Eccellenti risultati anche da Luciano Sandrone con Le Vigne, Paolo Scavino nei cru di La Morra e Castiglione Falletto, Roagna con il Barolo Riserva Pira e Domenico Clerico con il Percristina.

Per il Brunello di Montalcino è stata definita da Galloni e Tanzer come l’annata “benchmark” assoluta e, in effetti, i vini che ne sono usciti sono monumentali. Il Valdicava Brunello di Montalcino Riserva Madonna del Piano 2006 ha ottenuto 100 punti da James Suckling, che lo ha descritto come breathtaking per profondità di frutto scuro e finezza tannica. Il Casanova di Neri Brunello Cerretalto 2006 ha sfiorato o raggiunto la perfezione per quasi tutte le testate: un caleidoscopio di fragole in confettura, sandalo, fiori blu, menta glaciale, liquirizia e cioccolato fondente, con tannini dolcissimi ma un’infrastruttura di longevità quasi spaventosa.

Il Biondi Santi Brunello Riserva 2006 dimostra come l’annata abbia assecondato anche gli stili più austeri e tradizionali. E lo stupefacente Soldera Case Basse 2006 è passato alla storia come uno dei Brunello più eterei mai prodotti. Da segnalare anche lo straordinario Le Pergole Torte 2006 di Montevertine: 100% sangiovese nel cuore del Chianti Classico, dove il calore di giugno e luglio ha donato una maturità del frutto inusuale.

Sulla costa toscana tre vini in particolare hanno raggiunto i 100 punti, e a vent’anni di distanza rimangono tra le esperienze più straordinarie che si possano fare davanti a un calice italiano. Il Masseto 2006 di Tenuta dell’Ornellaia è considerato da molti il più grande mai prodotto. Oggi svela aromi decadenti di frutta disidratata, olive nere, zucchero di canna, grafite e note floreali dolci. Il Tua Rita Redigaffi 2006 da Suvereto è stato paragonato apertamente ai più grandi Château di Pomerol. E Le Macchiole Messorio 2006 è vino estremo e floreale, profondissimo.

Tra i blend bordolesi, il Sassicaia 2006 è stato definito da Galloni “un classico senza tempo”, costruito per superare i trent’anni. Il Solaia 2006 ha trasformato in vent’anni la sua iniziale potenza muscolare in aromi di confettura di more, cioccolato, carne arrosto e erbe balsamiche.

Infine, nel Nord-Est, le escursioni termiche autunnali e la perfetta sanità delle uve hanno creato le condizioni ideali per l’appassimento. L’Amarone Vigneto Monte Lodoletta 2006 Romano Dal Forno è la punta di diamante: in gioventù pareva chiuso e timido, ma con l’evoluzione in bottiglia ha schiuso strati infiniti di mora concentrata, ciliegia essiccata, cioccolato fuso, anice e una nota di peperoncino, magistralmente bilanciati da un’acidità pungente e da una viscosità che integra in modo superbo la massiccia gradazione alcolica.


Articolo pubblicato sul numero di Business People di maggio 2026. Scarica il numero o abbonati qui

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