Le sfide del corpo: al Mart lo sport diventa bellezza

Al Mart di Rovereto, 300 opere raccontano come l’arte ha interpretato il gesto atletico, dal mito classico alle Olimpiadi moderne

Le sfide del corpo: al Mart lo sport diventa bellezzaCarlo Carrà, Atleti in riposo (Pugilatori), 1933-1936© Courtesy Studio d’Arte Nicoletta Colombo, Milano

Il corpo umano in movimento, scolpito dall’agonismo e sublimato dall’arte, è il protagonista assoluto di Sport. Le sfide del corpo, la grande mostra allestita al Mart di Rovereto, nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 26 (fino al 22 marzo, a cura di Antonio Calbi e Daniela Ferrari).

Il percorso espositivo si snoda attraverso 300 opere e materiali d’archivio, mettendo in dialogo i capolavori delle Collezioni del Mart con prestiti eccezionali provenienti, tra gli altri, dal Museo del Novecento di Milano: 150 gli artisti chiamati a confrontarsi con questo tema universale, in un viaggio in otto sezioni tematiche che parte dalle figure classiche rappresentate in vasi e sculture e approda alle fotografie, ai video e alle grafiche del Novecento. L’idea è di dimostrare come l’arte abbia plasmato nei secoli l’iconografia dello sport.

E se l’antichità riverbera nelle celebri fotografie che Mimmo Jodice ha scattato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la contemporaneità esplode nell’immagine guida della mostra: una saltatrice del Team Olimpico Statunitense ritratta da Fabrizio Ferri, impegnata a superare un ostacolo inesistente nello scenario surreale del deserto Mojave.

Tra gli aspetti più affascinanti di questa esposizione c’è senza dubbio l’indagine sul gesto atletico come forma d’arte: nei tuffi, nel nuoto e nella danza questo è particolarmente evidente. E così Il tuffatore futurista di Thayaht (all’anagrafe Ernesto Michahelles, morto nel 1959) e quello monumentale di Mario Ceroli, classe 1938, dialogano alla perfezione, insieme ai tuffatori contemporanei ripresi dalle artiste Isabella Balena e Marzia Migliora che paiono ricreare sinfonie visive sull’acqua.

Anche la danza offre suggestivi confronti: oltre a un omaggio fotografico a Roberto Bolle e a Giannina Censi, è esposto anche un costume di Carla Fracci. Nella corsa di ogni sport a battere i propri limiti e a svelare le fragilità umane, non si può non parlare del rischio: lo raccontano le automobili di Tullio Crali e quelle di Mimmo Rotella, ma anche l’opera concettuale Tentativo di volo di Gino De Dominicis.

Non mancano in mostra veri e propri cimeli: esposte le biciclette appartenute a leggende del ciclismo come Gino Bartali, Fausto Coppi e Gastone Nencini e anche la bici con cui Francesco Moser batté il record dell’ora nel 1984.

Il percorso si chiude – in omaggio alle imminenti Olimpiadi invernali– con gli sport di montagna, con manifesti dal sapore vintage firmati nel Novecento dal futurista Marcello Dudovich ma senza trascurare, grazie alla fotografia d’autore contemporanea, le sfide del presente, con le problematiche legate all’overtourism in quota e la necessaria tutela dell’ambiente.

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