Sicilia, l’arte contemporanea riparte da Gibellina

Nel segno di Gibellina 2026, l’isola riscopre la propria vocazione sperimentale e affida all’arte il compito di interpretare il passato e immaginare nuovi scenari

Sicilia, l’arte contemporanea riparte da GibellinaAlberto Burri, Grande Cretto, 1984

Viaggio in Sicilia a regola d’arte per questa estate. La nomina di Gibellina a prima Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 segna un punto di svolta per la regione, che in questi mesi non valorizza solo il suo (enorme) capitale di bellezze storico-artistiche del passato. Lo si capisce fin dal titolo del programma, Portami il futuro: sotto la direzione artistica di Andrea Cusumano, la città distrutta dal sisma del Belìce del 1968 e ricostruita come utopia a cielo aperto secondo la visionaria intuizione dell’allora sindaco Ludovico Corrao, vuole riattivare la sua vocazione originaria, ossia l’arte contemporanea come volano per il territorio.

Il programma di mostre ed eventi (info su: gibellina2026.it) è densissimo e una “visita minima” deve partire dal gran teatro (incompiuto) di Pietro Consagra, dove sono esposte in maniera efficace le video-installazioni di Adrian Paci e dei Masbedo. E se il Cretto di Burri (a 20 km da Gibellina Nuova, là dove sorgeva la vecchia Gibellina) è un’esperienza da fare preferibilmente al tramonto e in silenzio, per sentire “il dolore” di macerie che ancora ci parlano, un senso vero di rinascita arriva da un progetto del circuito Gibellina 2026 OFF: è la decima edizione di Viaggio in Sicilia, eccellente progetto di residenza nomade d’artista ideato da Planeta Cultura nel 2004. Nato per celebrare il decennale della prima vendemmia dell’azienda, invita con cadenza biennale artisti internazionali a esplorare l’isola durante la vendemmia, traducendo l’immersione nel paesaggio in opere d’arte. Quest’anno la protagonista è Monira Al Qadiri, artista kuwaitiana nata in Senegal e residente a Berlino, voce interessante della scena artistica globale, celebre per le ricerche sulle materie prime e sul rapporto tra uomo e risorse. Il suo affascinante progetto, Geologie del tempo/Geologies of Time, curato con passione da Valentina Bruschi e Vito Planeta, nasce da un viaggio sul territorio nell’ottobre 2025. Da Selinunte all’Etna, l’artista ha indagato il “tempo profondo” della Sicilia, approdando alla creazione dell’opera permanente Falconeri, installata alla Tenuta Planeta dell’Ulmo, a Sambuca di Sicilia (visitabile da tutti: vale il viaggio).

L’installazione prende il nome dal Palaeoloxodon falconeri, l’elefante nano che popolava l’isola mezzo milione di anni fa: Al Qadiri si concentra sul teschio fossile dell’animale (forse, suggerisce, all’origine del mito dei Ciclopi sull’Etna) e lo modella con il marmo, quasi fosse una statua classica. Collocata in una struttura rurale rigenerata della tenuta di Sambuca – in una valle impreziosita da un bacino d’acqua, da un fortino arabo e da una vegetazione lussureggiante, tanto che qui i Fenici produssero l’antenato del vino, una sorta di passito – il progetto di Monira Al Qadiri suggerisce mitologie nuove e ci interroga sul futuro di questo territorio.

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