Schegge di storia: Broken in mostra a Palazzo Strozzi

Da Michelangelo a Louise Bourgeois, a Firenze oltre 80 opere raccontano come la distruzione possa trasformarsi in memoria, bellezza e nuova creatività

Schegge di storia: Broken in mostra a Palazzo StrozziAdolfo Wildt, Dux, 1923

Un busto di Mussolini perforato dai colpi di arma da fuoco dei partigiani, il piede in bronzo della statua monumentale di Luigi XIV strappato via dalla furia della Rivoluzione francese, le ferite ancora aperte sui gessi neoclassici di Canova, colpiti dalle bombe della Grande Guerra: l’arte non è sempre un cammino lineare di conservazione, ma spesso un corpo a corpo con la storia, la violenza e il tempo. Parte da questo cortocircuito visivo la grande mostra Broken. Il potere del frammento che la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze ospiterà fino al 24 gennaio 2027.

Più che una rassegna archeologica, si tratta di una delle operazioni culturali più ambiziose della stagione, nata dalla collaborazione con la National Gallery of Art di Washington: il progetto riunisce infatti prestiti concessi dalle più prestigiose istituzioni del pianeta, tra cui il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il British Museum di Londra e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico. Questa sinergia tra istituzioni pubbliche e private sottolinea la centralità del capoluogo toscano (e di Palazzo Strozzi, in particolare) come hub culturale in grado di attrarre sponsorizzazioni e attivare partnership strategiche di alto livello.

Curata da autorevoli accademici come C.D. Dickerson III e Andrew Sears, con Arturo Galansino, che è direttore generale di Palazzo Strozzi, l’esposizione mette in scena oltre 80 opere d’arte attraversando millenni di storia e geografie diverse, dall’Antico Egitto e la Mesoamerica fino a capolavori di Michelangelo, Canova e Rodin, per giungere a superstar dell’arte contemporanea come Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo.

Al centro della narrazione – e questo è forse il suo aspetto più intrigante – non c’è la semplice estetica del reperto, ma un’indagine profonda sulle ragioni storiche, politiche ed economiche della distruzione. Le opere esposte raccontano storie di iconoclastie antiche, di damnatio memoriae per fini politici, di devastazioni belliche (dalle guerre mondiali al colonialismo), ma anche di calamità naturali come l’alluvione di Firenze del 1966. I frammenti smettono così di essere considerati semplici resti di un’unità perduta per trasformarsi in oggetti autonomi e in una forma di conoscenza capace di generare valore e stimolare l’immaginazione.

Non manca la poesia, in questa mostra così particolare: funziona moltissimo l’integrazione e il confronto tra l’arte antica e quella di oggi, con opere come The Swan di Francesco Vezzoli, create tramite assemblaggi, o la scultura surreale Untitled di Robert Gober, costruita attorno a frammenti visivi, utili a una riflessione sulla perdita da non percepire come fallimento assoluto, ma come possibile inizio di una rinascita espressiva.

Schegge di storia: Broken in mostra a Palazzo Strozzi

Robert Gober, Untitled, 1991 (© Robert Gober, Courtesy Matthew Marks Gallery. Digital image © Whitney Museum of American Art / Licensed by Scala)

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata