Monica De Cardenas: a ciascuno la sua perfezione

La nota gallerista è convinta che la bellezza si trovi laddove coesistano diverse possibilità di lettura e comprensione della stessa realtà

Monica De Cardenas: a ciascuno la sua perfezione© Filippo Bamberghi

Monica De Cardenas ha aperto la sua prima galleria a Milano, in zona corso Como, quando era ancora periferica. Erano i primi anni Novanta. Oggi questa stessa galleria, cui si è aggiunta l’altra a Zuoz, in Engadina, valorizza artisti italiani e internazionali tra i più noti e amati dal pubblico e dal mercato.

Come è diventata gallerista?
La passione per l’arte risale al liceo, quando ero a Zurigo. Sono di madre svizzera e di padre italiano, da sempre vivo a cavallo tra questi due mondi. Mio padre non era entusiasta che avessi scelto di studiare storia dell’arte anziché ingegneria: non mi ha sostenuto nel percorso di studi, e mi sono adattata a fare mille lavori. È stata la mia fortuna: sono entrata presto in galleria e ho capito che quella era la mia strada. Mi è stato subito chiaro che, come artista, non avrei avuto la forza di realizzare ciò che spero di fare come gallerista.

Ovvero?
Dare una visione, indicare una prospettiva. Quando ho iniziato, l’arte contemporanea non era percepita né dagli artisti né tantomeno dai collezionismi come una forma di investimento o, peggio, di speculazione. L’attuale mercato dell’arte è un fenomeno relativamente recente: prima il nostro mondo si muoveva solo tra Europa e America, ora siamo global.

Come sono cambiati il gusto e la percezione del bello in questi anni?
Direi che dopo un periodo in cui si riteneva la figurazione qualcosa di vetusto e antico, ora c’è un grande ritorno alla figura. Viviamo in una sorta di “ritorno all’ordine estetico”. Personalmente, ne sono felice: a me la figurazione è sempre piaciuta. È tutt’altro che scontata: può svelare nuove forme di bellezza.

Che cosa è per lei la bellezza?
Per me il bello è “aperto”. Significa che in ogni opera o persona o luogo in cui ravviso bellezza trovo diverse possibilità di lettura e comprensione.

Come fa una gallerista come lei a intuire, possibilmente prima di altri, se un determinato artista avrà successo?
È fondamentale allenare lo sguardo e coltivare il gusto personale. È importante viaggiare, osservare il più possibile, essere curiosi. La prima volta che ho scoperto Alex Katz, oggi considerato uno dei grandi maestri del contemporaneo, ero solo una giovane studentessa: vidi una sua opera su una rivista e ne rimasi folgorata, anche se ai tempi era ancora semi-sconosciuto. Mi dissi che se avessi aperto una galleria avrei voluto lui tra i miei artisti. Quando in effetti ho poi avuto la mia prima galleria, a Milano, in quello che era il mio appartamento, l’ho cercato. Lui ormai era noto e ben rappresentato all’estero da gallerie importanti, ma grazie a un rapporto personale basato sulla fiducia e alla mia determinazione, posso dire che oggi è parte di Monica De Cardenas Gallery. Adesso, me ne rendo conto, questo nostro mestiere è in fase di grossa evoluzione…

In che senso?
La tecnologia ci ha molto aiutato: oggi, grazie al digitale, posso presentare i miei artisti e le mostre che faccio in galleria anche online, per non parlare del fatto che con un semplice clic posso condividere con un collezionista o un cliente l’immagine di un’opera. Un tempo preparavamo così tante buste con fotografie: le spedivamo ai possibili interessati e attendevamo il loro interesse. Oggi il mercato è molto accelerato, le mode si rincorrono. Il nostro lavoro è diventato anche molto più dispendioso, perché le fiere nel mondo si sono moltiplicate e per un gallerista è fondamentale parteciparvi. Sono un investimento economico enorme, che spesso chi inizia fa fatica a sostenere.

A proposito, che consigli darebbe a un aspirante gallerista?
È importante fare un po’ di gavetta, lavorare con qualsiasi funzione in galleria perché solo così si capiscono i meccanismi, si conoscono gli artisti. Oggi che di gallerie ce ne sono tante, anche nel nostro Paese, per una “torta”, un mercato di collezionisti che è relativamente piccolo, direi a chi vuole iniziare questo mestiere di farlo solo quando ha ben chiara l’idea di arte che vuole proporre. Bisogna sempre differenziarsi e non omologarsi.


Questa intervista è stata pubblicata sullo speciale La Forma della Bellezza 2026, allegato al numero di Business People di dicembre 2025. Scarica il numero o abbonati qui

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