Fotografia Europea, linguaggio della contemporaneità

Il festival torna a trasformare chiostri, palazzi storici e piazze della città emiliana in un laboratorio a cielo aperto. E si conferma un appuntamento imprescindibile per il collezionismo e l’industria creativa

Fotografia Europea, linguaggio della contemporaneitàFelipe Romero Beltrán, Bravo - Rubén, Mexico 2025 © Felipe Romero Beltran

C’era una volta un’intuizione, nata in una provincia emiliana capace di guardare lontano. Bisogna tornare al 2006 per rintracciare le radici di Fotografia Europea a Reggio Emilia: all’epoca, scommettere in modo così sistemico sulla fotografia come linguaggio cardine della contemporaneità non era affatto scontato. Mentre il sistema delle grandi mostre puntava ancora su nomi rassicuranti della pittura classica, Reggio Emilia decideva di farsi “città-obiettivo”, trasformando i suoi chiostri, i palazzi storici e le piazze in un laboratorio a cielo aperto.

Vent’anni dopo, quella scommessa è un asset culturale consolidato che quest’anno, fino al 14 giugno, celebra i suoi primi vent’anni, confermandosi un appuntamento imprescindibile per il collezionismo e l’industria creativa. L’edizione 2026, promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia, si muove attorno a un titolo suggestivo: Fantasmi del quotidiano. Non si parla di apparizioni spiritiche, ma di quella zona d’ombra del visibile, di ricordi che non vogliono farsi passato e di presenze fatte di assenza. Sotto la guida curatoriale di Arianna Catania, Tim Clark e Luce Lebart, il festival esplora come la fotografia possa dare corpo a ciò che è rimasto non detto, abitando le crepe della memoria.

Nella collettiva ai Chiostri di San Pietro gli sguardi sono eterogenei: Felipe Romero Beltrán analizza i regimi di frontiera lungo il Rio Bravo, Mohamed Hassan indaga radici e salute mentale nel rapporto col padre, la critica sociale prosegue con Salvatore Vitale sulla gig economy e la sorveglianza algoritmica mentre la natura e la memoria sono protagoniste con Marine Lanier, tra biodiversità alpina e mito, e Ola Rindal, che trasforma le imperfezioni ambientali in astrazioni contemplative. Tania Franco Klein riflette sulla soggettività della messa in scena, Giulia Vanelli traduce in immagini il rapporto tra velocità e oblio.

Interessante e necessaria anche la ricognizione storica curata da Walter Guadagnini, dedicata ai 200 anni della fotografia e allestita a Palazzo Scaruffi. È un passaggio fondamentale per comprendere l’evoluzione tecnologica e semantica di un mezzo che ha cambiato la nostra percezione del mondo, trasformando l’istante in documento e, infine, in opera d’arte.

Fotografia Europea è da sempre anche una straordinaria piattaforma di talent scout: ne è prova il progetto Speciale diciottoventicinque, che quest’anno vede come tutor Marcello Coslovi e Alex Tabellini di Sugar Paper. Qui, i giovani creativi sono chiamati a confrontarsi con i “fantasmi del quotidiano” attraverso la forma-libro, producendo una pubblicazione corale che restituisce la visione delle nuove generazioni su un mondo sempre più immateriale.

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