Alice Neel conquista Torino con la sua prima retrospettiva italiana

La Pinacoteca Agnelli dedica una retrospettiva alla pittrice americana, reporter del quotidiano in tutta la sua crudezza

Alice Neel conquista Torino con la sua prima retrospettiva italianaPregnant Julie and Algis, dipinto da Alice Neel nel 1967© Courtesy The Estate of Alice Neel and David Zwirner

Torino è la città su cui puntare il navigatore questo mese, se l’arte contemporanea vi intriga. Artissima, la fiera di arte contemporanea (la prima in Italia, con ormai 21 anni di vita) fa da catalizzatore a vari progetti e idee sotto la Mole. Tra questi, spiccano quelli della prestigiosa Pinacoteca Agnelli di Torino, al Lingotto, con quei suoi spazi espositivi avveniristici e la Pista sul tetto a fare da museo en plein air: l’istituzione ha confezionato infatti un programma espositivo notevole e innovativo, merito anche dell’impegno della direttrice Sara Cosulich e del nuovo team curatoriale.

La perla è senza dubbio la prima retrospettiva italiana dedicata alla straordinaria pittrice americana Alice Neel (1900-1984) intitolata I Am the Century (aperta al pubblico da questo mese fino al 6 aprile). L’intensità dello stile dell’artista americana, a lungo vera “outsider” dell’arte, è evidente al solo primo sguardo delle opere, in particolar modo dei magnetici e struggenti ritratti che vedete in queste pagine.

Curata da Cosulich e Pietro Rigolo, la mostra celebra Alice Neel “cronista della vita”, reporter del quotidiano in tutta la sua crudezza, in tutta la sua forza. Considerata ora unanimemente una delle grandi protagoniste della pittura del Novecento, Neel ha rivoluzionato, con il suo stile diretto, l’approccio alla pittura figurativa.

Mentre i suoi coetanei viravano verso l’astrazione o la videoarte, Neel, nel suo piccolo appartamento di Harlem, si guardava intorno e ritraeva su tela i suoi amici, i suoi vicini di casa. Dimostrando così che la pittura figurativa, a torto ritenuta superata, è capacissima di cavalcare i grandi temi del presente: la questione razziale, l’orientamento sessuale, le diversità sociali, l’emarginazione. La sua tecnica è definita da uno sguardo severo, ma mai giudicante e si traduce con una pennellata enfatica, quasi parossistica: osserviamo questi corpi e questi volti e ci paiono “osceni” nel loro realismo.

Alice Neel, riscoperta in Europa solo di recente (il Guggenheim di Bilbao le ha dedicato una grande retrospettiva un paio d’anni fa) è campionessa di un umanesimo contemporaneo che entra, con il pennello e con i suoi colori intensi, nelle pieghe della vita: nella mostra allestita alla Pinacoteca Agnelli, che segue un percorso cronologico lungo sette decenni di carriera ed è stata realizzata in stretta collaborazione con l’Archivio Alice Neel, si mette in scena una dolente commedia umana, un contrappunto di vita e di morte.

Con questo notevole progetto la Pinacoteca si vuole posizionare – ed è un dato interessante da rilevare – come punto di riferimento per il sistema dell’arte contemporanea che, in Italia, vede proprio Torino al centro.

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Brian Buczak (1983) © Courtesy The Estate of Alice Neel and David Zwirner

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