Altro che iPod, in Giappone la musica suona ancora su cd

Nel Paese dell'hi tech, i gusti musicali restano retrò: a Tokyo spopolano ancora i compact disc, mentre nel resto del mondo spadroneggiano streaming, mp3

Se in tutto il mondo la musica si ascolta via streaming o su mp3 scaricato più o meno legalmente, in Giappone non è così. Paradossalmente in controtendenza, il Paese del Sol Levante preferisce la musica su cd anziché su lettori di ultima generazione.

La notizia curiosa è che, come spiega il New York Times, mentre le vendite di cd continuano a calare, in Giappone costituiscono ancora l’85% del mercato (contro il 20% di vendite in Svezia, Paese dove si è subito affermato lo streaming).

Nel 2013 però le vendite dei cari vecchi compact disc in Giappone – secondo mercato musicale più grande del mondo dopo gli Usa – hanno subito una flessione del 17%. Nonostante ciò il cd resta la principale fonte di entrate per le etichette del Sol Levante e uno strumento promozionale indispensabile. Inoltre nel Paese i servizi di streaming musicale sarebbero in fase di stallo, come dimostra l’esempio di Spotify che sarebbe rimasto impantanato per due anni in trattative di licensing con le case discografiche locali.

Oltre a questi dettagli, vi sono anche delle ragioni culturali che spiegano l’amore per i cd, ad esempio la passione dei consumatori nipponici per il collezionismo. In Giappone, infatti, le raccolte di greatest hits vanno a ruba, grazie sia al sofisticato packaging che a contenuti esclusivi. Ad esempio, gli AK48, una famosa girl-band giapponese, ha venduto album con biglietti di ingresso alle proprie esibizioni invogliando i fan a comprare più copie di un album

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