Ottobre è il mese della legge di Bilancio. Presentata ogni anno a metà mese, il dibattito sull’ex Finanziaria scalda sempre gli animi. Ci sarà tempo entro fine anno per esaminarla, emendarla e approvarla in Parlamento. Servirà a stabilire la vita economica del Paese per il prossimo anno, tra entrate, uscite e tetto al debito pubblico. Assisteremo al consueto, quanto noioso, tira e molla tra le parti sociali perché la coperta è sempre corta e alla fine qualcuno resta all’addiaccio.
Guardando a ritroso, se volessimo appiccicare una pecetta alla politica economica dei primi tre anni dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, potremmo scegliere quella del contenimento fiscale. Approccio premiato dai mercati, anche perché sta consentendo di riportarci entro le soglie stabilite dal Patto di Stabilità, con il deficit al 2,9% il prossimo anno dopo il 3,3% stimato per quest’anno.
L’Italia è attualmente sotto procedura per deficit eccessivo da parte della Commissione europea, dopo un periodo di limbo dovuto alla pandemia. Se non rientrerà entro i parametri, rischia sanzioni e la sospensione di alcuni fondi. Per ora i toni di Bruxelles appaiono concilianti, mentre le promesse dell’esecutivo sembrano andare nella direzione giusta. Staremo a vedere.
Nel frattempo, oltre al rigore sui conti – cui terrebbe in particolare, secondo una narrativa apparsa sui media, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – per i prossimi due anni la speranza è che si aggiunga anche un’altra pecetta: quella con su scritto “crescita”.
Torniamo un attimo indietro. Dopo il crollo nel 2020 per la pandemia (-8,9%), il Pil italiano è rimbalzato nei due anni successivi (+8,3% e +4%) anche per effetto del Superbonus. Come una droga, l’incentivo fiscale per l’edilizia introdotto da Giuseppe Conte ha avuto un effetto istantaneo. Ma i postumi sul medio lungo periodo sono stati pesanti: il deficit è schizzato oltre le soglie europee per quattro anni di fila andando a ingrassare il debito; l’inflazione ha ripreso a correre, per l’aumento della domanda di materiali e manodopera. Dopodiché, impegnato a rientrare nei parametri, il Paese è tornato a vivacchiare sotto l’1%, un livello che non sarà superato neanche nel 2026.
La sfida, dunque, sarà quella di incardinare l’Italia in una traiettoria di crescita sostenibile, magari guardando al lungo periodo. Non sarà facile. Soprattutto nell’era dei dazi di Trump, che rischiano di azzoppare l’export italiano.
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Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti© Getty Images




