L’insostenibile sostenibilità della sostenibilità. E l’insostenibile sostenibilità della maggioranza Ursula. È la conclusione arzigogolata che si potrebbe trarre dalla “forte” decisione del Parlamento europeo di semplificare la normativa ambientale negli stati dell’Ue.
Lo scorso 13 novembre il voto compatto di popolari, conservatori e patrioti sul pacchetto Omnibus I è stato interpretato da ambientalisti e progressisti come un passo indietro sul Green deal, la strategia di crescita avviata da Ursula von der Leyen durante il suo primo mandato per rendere l’Unione climaticamente neutra entro il 2050.
Un piano ambizioso, appoggiato sin dal 2019 da una coalizione multicolore formata da popolari, socialdemocratici, liberali e verdi, che comprende un pacchetto di iniziative su energia, industria, trasporti, agricoltura e finanza. La riforma approvata a fine 2025 dai parlamentari europei va incontro alle richieste del ceto produttivo, riducendo il numero di imprese – oltre l’80% ne resterebbe fuori, stando a stime circolate negli scorsi mesi – che saranno obbligate a presentare il bilancio di sostenibilità e soggette agli obblighi di due diligence, alleggerendo gli obblighi amministrativi e dando più tempo alle aziende per adeguarsi.
Una vittoria per gli industriali che negli scorsi mesi avevano chiesto meno regole (e più semplici) per tagliare costi e tempi: Confindustria in fase di consultazione aveva sottolineato come l’attuale frammentazione normativa e la proliferazione degli adempimenti rappresentino un «ostacolo sia alla competitività delle imprese che al raggiungimento degli stessi obiettivi ambientali».
Il pacchetto Omnibus I è stata, insomma, la prima strambata dell’Ue per restare al passo di altre economie concorrenti, come Usa e Cina, che continuano a navigare non curandosi troppo di questioni ambientali, sociali e di governo. E all’orizzonte, si profila una seconda virata sul fronte della revisione del regolamento sulle auto a zero emissioni per rimettere in competizione un settore chiave per l’industria europea, soprattutto tedesca.
Il voto del novembre scorso, infine, è stato anche un forte segnale dal punto di vista politico con la riproposizione, temporanea e su scala europea, della formula “centro- destra”. L’alleanza tra popolari, conservatori e patrioti, infatti, non è certo una novità nel nostro Paese, dove governa alternandosi al centro- sinistra e a governi tecnici dal 1994 a oggi, sebbene nella versione odierna sbilanciata a destra. Sembra essere una novità, invece, al di là delle Alpi dove non sono pochi ora a chiedersi fino a quando terrà la maggioranza “Ursula”, sorretta da partiti agli antipodi su questioni cruciali per l’Unione.
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