Anche sul fronte delle pensioni integrative c’è un forte divario territoriale da colmare in Italia. Perché se è vero che quattro lavoratori su dieci oggi versano parte dei loro risparmi alle varie forme di previdenza complementare, in alcune regioni del Nord questo rapporto sale a cinque o addirittura a sei su dieci, mentre in molte regioni del Meridione si dimezza.
La Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione italiani, ha calcolato circa 10,5 milioni di italiani iscritti nel 2025 a fondi pensione o ai piani individuali pensionistici, le polizze vita che permettono di costruirsi una rendita integrativa. È un numero in crescita del 4,8% rispetto al 2024 e pari al 39,9% della forza lavoro, ma che andrebbe appunto letto anche con la lente della geografia. La Covip stessa, presentando i numeri aggiornati al 2025 alla Camera a giugno, ha ricordato che c’è un altro gap da considerare oltre a quello generazionale e di genere (la maggior parte degli iscritti sono uomini nelle classi intermedie di età e prossime al pensionamento): il tasso di partecipazione, infatti, supera la media nazionale nel Settentrione, dove si concentrano quasi i due terzi degli iscritti; valori più bassi e decisamente inferiori alla media invece si trovano in gran parte del Mezzogiorno, con l’eccezione di Abruzzo e Molise.
Si va da una media del 48% nel Nord Est, con picchi in Trentino Alto Adige e Veneto, rispettivamente oltre il 65 e il 50%, al 32% nel Sud e nelle Isole, con percentuali inferiori in Campania e Sardegna. Nelle regioni meridionali inoltre i versamenti annui si riducono della metà rispetto alla media nazionale di 2.900 euro; in Lombardia, invece, si va oltre i 3.700 euro.
Dietro queste cifre e percentuali illustrate dalla Covip, si nasconde la solita Italia a due velocità: il primo è un Paese con industrie e terziario avanzato, dove dirigenti, impiegati e operai possono permettersi di versare migliaia di euro ogni anno a fondi e polizze vita per integrare la propria pensione pubblica. Poi c’è un altro Paese, che non sfrutta appieno le proprie potenzialità e dove purtroppo la precarietà occupazionale e i bassi salari costringono molte famiglie a un’elevata dipendenza da aiuti e sussidi, destinando le proprie risorse quasi esclusivamente ai bisogni primari. Per loro la previdenza integrativa resta ancora un miraggio.
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