La lezione del Cile sulla previdenza

La lezione del Cile sulla previdenzaJosè Pinera© Shutterstock

Il sistema retributivo potrebbe non reggere di fronte al costo insostenibile della previdenza, ai trend demografici in corso e all’elevato indebitamento pubblico. Il secondo pilastro è destinato quindi a rafforzarsi. Ma la transizione verso un sistema spostato sempre più verso il privato non sarà indolore. «Avete bisogno di leader che dicano la verità. E la verità è che l’attuale sistema andrà in bancarotta. Dovete iniziare a pensare a un’alternativa», diceva Josè Pinera, leggenda del liberismo sudamericano, a Il Manifesto.

L’intervista è però di ben 21 anni fa, nonostante suoni ancora attuale. Pinera, economista formatosi ad Harvard, venne chiamato dalla dittatura Pinochet a salvare un sistema previdenziale sull’orlo della bancarotta. La sua riforma “ultra-liberista” è stata presa a modello da molti Paesi latino-americani. A detta di Giuliano Cazzola, uno dei massimi esperti in materia, ispirò anche la proposta di Modigliani di trasferire il Tfr in un fondo nazionale, da cui la riforma che ne ha fatto la principale risorsa per la previdenza complementare.

Padre del “miracolo cileno”, il quotidiano comunista lo colse in fallo. La Banca Mondiale aveva fatto notare in un rapporto che un sistema basato solo sulla capitalizzazione individuale e gestito dal privato non era in grado di proteggere i più deboli: nel 2005, a 25 anni dalla sua introduzione, l’80% delle pensioni cilene era sotto la soglia della povertà. Così, nel 2008 la Tigre del Sud America fece la prima marcia indietro, introducendo un pilastro di solidarietà a vantaggio dei lavoratori che avevano versato pochi contributi nei fondi pensione. Nel 2025 è passato a un modello misto con conti individuali integrati da una componente di sicurezza sociale, finanziata da risparmio privato, datori di lavoro e Stato.

La lezione è chiara: la trasformazione della previdenza va fatta per gradi. Il Cile nel 1980 era in crisi. «Il debito pubblico era pari all’80% del Pil. L’economia era al collasso… e avevamo qualcosa come 100 tipi diversi di pensioni, disuguaglianze e privilegi. Il prelievo contributivo era arrivato al 65% del monte retribuzioni e, solo di previdenza, il Cile spendeva qualcosa come il 17% del proprio Pil», raccontava allora Pinera. Con il passaggio radicale a un sistema privato nel 1981 «mettemmo fine a un sistema a ripartizione in cui i lavoratori, soprattutto i più giovani, venivano tassati a dismisura per pagare le tasse ai più vecchi, ma avevamo sempre meno giovani e i vecchi vivevano sempre di più».

Fatte le debite proporzioni, sembrano i sintomi dell’Italia odierna, con la previdenza al 15% del Pil e un patto intergenerazionale a rischio rottura. Non si può escludere insomma un’altra cura da cavallo, dopo quelle degli ultimi tre decenni. Quando (e se) verrà somministrata, ricordiamoci però anche degli effetti collaterali.

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