Non c’è progresso senza distruzione

Non c’è progresso senza distruzione© Getty Images

C’è una parola che spaventa e affascina insieme: distruzione. Eppure, è da lì che – spesso – parte tutto. Quest’anno, i vincitori del Premio Nobel per l’economia – Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt – ce lo ricordano con dati alla mano: non c’è innovazione senza un pizzico di caos. Non c’è progresso senza qualcuno che perda qualcosa.

Mokyr ci mostra che l’innovazione non nasce per decreto, né dai piani quinquennali aziendali. Nasce da un clima culturale, da un humus sociale dove la curiosità è più forte della paura. È quel terreno in cui chi osa non viene deriso, e chi sbaglia non viene punito. È, se vogliamo, la differenza tra un’azienda che “gestisce” e una che “evolve”.

Aghion e Howitt invece mettono la lente su ciò che accade dopo: sul meccanismo stesso della distruzione creatrice. Quando un’impresa nuova entra in un mercato, porta un’idea, una tecnologia, un prodotto migliore. E così facendo, toglie spazio a qualcun altro. Perché il progresso non è un pranzo di gala, ma un cambio di turno: qualcuno entra, qualcuno esce.

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La parte interessante – e terribilmente vera – è che la crescita economica non nasce da un mondo perfettamente competitivo, ma da un equilibrio instabile. Troppa concentrazione di potere, e il monopolista si siede: non innova perché non ne ha bisogno. Troppa frammentazione, e le imprese diventano troppo piccole per rischiare. Serve tensione, una giusta dose di paura e di ambizione.

E qui l’insegnamento per i manager è potente: non serve costruire castelli di protezione, serve tenere viva la spinta del rischio. Il vero segreto non è difendere la propria posizione, ma meritarsela ogni giorno. Quante aziende italiane – solide, magari anche gloriose – si sono addormentate proprio lì, sul cuscino della rendita? E quante startup, invece, si sono bruciate perché incapaci di trasformare la spinta iniziale in struttura, governance, respiro lungo? Il punto non è scegliere tra vecchio e nuovo. Il punto è tenere acceso il dialogo tra i due.

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