La crisi e la leadership del movimento

Ormai le imprese non attraversano più crisi, ci vivono dentro

La crisi e la leadership del movimento

Alzi la mano, tra manager e imprenditori, chi negli ultimi anni non si è trovato a prendere decisioni (plurime…) in emergenza. Lo so, nessuno lo farà, perché ormai la linea sottile tra normalità ed emergenza si è dissolta: la geopolitica instabile, le tensioni commerciali, gli shock energetici e sanitari hanno trasformato l’eccezione in regola. Ormai le imprese non attraversano più crisi, ci vivono dentro. E di conseguenza anche la leadership ha subito una mutazione profonda, essendo costretta a operare in uno stato di pressione continua.

D’altra parte, la letteratura manageriale internazionale lo dice con chiarezza: la crisi non è solo un contesto, è un continuo banco di prova. Ma se la crisi diventa cronica, il rischio è che l’organizzazione entri in una modalità reattiva permanente, in cui si agisce sempre sotto stress, comprimendo il tempo della riflessione e sacrificando la qualità delle decisioni. È qui che molte aziende iniziano a sbandare: non per la crisi in sé, ma per l’incapacità di uscire dalla logica dell’emergenza.

Eppure, governare nella crisi significa distinguere ciò che è davvero urgente da ciò che è semplicemente rumoroso. Significa mantenere una visione, anche quando tutto spinge verso il breve termine. Non a caso, gli studi sull’adaptive leadership indicano che i leader più efficaci in contesti instabili sono quelli capaci di combinare flessibilità e visione di lungo periodo. Non si tratta di una qualità intuitiva, perché è una pratica che richiede disciplina, lucidità e soprattutto la capacità di lavorare sull’organizzazione nel suo complesso. Anche perché nessun leader, da solo, può reggere una crisi permanente.

Serve un sistema che lo renda possibile e che coinvolga la struttura aziendale, ovvero le persone, perché l’adattabilità non è un talento individuale, bensì una competenza collettiva. Le organizzazioni che reggono meglio l’urto delle crisi sono quelle che hanno abbandonato modelli rigidi, gerarchici e centralizzati, per evolvere verso strutture più fluide, dove le decisioni possono essere prese rapidamen-

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