Cara Europa, per favore, agisci…

Se il Vecchio Continente per una volta si guardasse allo specchio – senza accampare alibi – non credo sarebbe contento dell’immagine che gli si parerebbe davanti. Un’economia di 27 Paesi con margini sotto pressione, produttività stagnante, leadership industriale in erosione

Cara Europa, per favore, agisci...© Getty Images

In un decennio abbiamo perso almeno il 10% della produzione energetica e chimica e il 15% di quella dell’acciaio. Non ci troviamo a fronteggiare una flessione ciclica, è una pericolosa crepa strutturale. Per questo Business People questo mese ha deciso di affrontare alcuni temi centrali per la sopravvivenza stessa dell’Unione Europea.

La situazione è tale per cui la domanda non è più «Cosa non funziona?», bensì: «Abbiamo il coraggio di cambiare modello?». L’energia è uno dei banchi di prova. Non possiamo continuare a pagare bollette più alte dei nostri competitor americani e cinesi. Servirebbero acquisti congiunti di gas per usare il nostro peso negoziale, nonché disaccoppiare il prezzo delle rinnovabili e del nucleare da quello dei fossili. Urgono decisioni operative, non più dichiarazioni di principio.

Poi c’è il nodo dei capitali. L’Europa è ricca di risparmio privato ma povera di strumenti per trasformarlo in investimento strategico. La creazione di un vero mercato unico dei capitali non sarebbe un vezzo tecnocratico, ma ossigeno per le imprese. Senza integrazione finanziaria, senza un One Market che abbatta le barriere ancora esistenti nei servizi finanziari, nell’energia, nella connettività, continueremo a finanziare l’innovazione degli altri. L’innovazione, appunto… L’Europa eccelle nella ricerca ma fatica a costruire campioni industriali. Aerospazio, intelligenza artificiale, semiconduttori, difesa, ma non basta evocare i settori strategici, occorre scegliere, concentrare, coordinare la domanda pubblica, creare scala. Ed è qui che si gioca la partita, perché bisognerebbe smettere di pensare l’Unione come un luogo di coordinamento e iniziare a trattarla come una piattaforma di potere economico. Decidere chi fa cosa. Accettare che non tutto debba passare dall’unanimità. Fare cooperazioni rafforzate quando serve. In una parola: agire.

Ma non dovrebbe essere solo la politica ad aprire la strada. La vera svolta dipenderà anche dalle imprese, alle quali oggi non è chiesto solo di resistere, ma soprattutto di rischiare. Di investire in tecnologia quando la tentazione sarebbe tagliare. Di cercare capitali su scala continentale. Di fare fusioni transfrontaliere. Ma soprattutto – e innanzitutto – di pretendere regole più semplici e, allo stesso tempo, di saperle usare e rispettare per crescere oltre i confini nazionali. L’Unione non sarà mai tale se si continueranno ad avere regole diverse per i 27 Paesi la compongono.

La competizione globale non è (ancora) persa, è appena entrata in una nuova fase. E l’Europa, paradossalmente, ha tutto ciò che serve: mercato, risparmio, competenze, manifattura, ricerca. Pertanto, la vera domanda adesso è un’altra: «Vogliamo ridurci a un grande museo industriale o tornare a essere una potenza economica?».

Resta sempre aggiornato con il nuovo canale Whatsapp di Business People
© Riproduzione riservata