Per due secoli abbiamo chiesto agli esseri umani di comportarsi come macchine: veloci, standardizzati, prevedibili. Ora che le macchine lo fanno meglio di noi, scopriamo che il vantaggio non è mai stato lì. Era altrove: abbiamo scoperto che contano di più curiosità, giudizio, empatia, la capacità di leggere una stanza prima di leggere un foglio Excel.
Non è consolazione da corso motivazionale, si tratta di un problema operativo. E il primo dato scomodo è questo: il lavoro dei manager sta già cambiando, anche se non hanno ancora cambiato lavoro. Non serve aspettare un taglio per accorgersene: bastano gli strumenti che collaboratori e colleghi usano ogni giorno. Vale la pena fare, reparto per reparto, un esercizio spietato: cosa è già completamente delegabile a un algoritmo, cosa si potenzia lavorando insieme a un algoritmo, e cosa resta irriducibilmente umano. Chi non fa questa mappatura rischia di scoprire, troppo tardi, che metà dell’azienda vive in una zona rossa che nessuno aveva mai osato nominare.
Ma il pericolo più insidioso non riguarda le persone: riguarda le imprese piccole. Mentre discutiamo di competenze del futuro, il commercio si riorganizza intorno ad agenti AI che scelgono fornitori e compongono carrelli senza che un umano scorra mai una pagina. I grandi marchi, con catalogazioni impeccabili e dati leggibili dalle macchine, incassano una visibilità algoritmica che il piccolo produttore non può permettersi. Non si tratta della concorrenza che perde qualche colpo, bensì di un mercato che si richiude prima di essersi aperto. Basti dire che il traffico web generato da bot ha superato, per la prima volta, quello umano.
Se l’interlocutore online di un’azienda non è più un cliente ma un agente che decide per conto suo, tutto il resto va ripensato per un pubblico che non si emoziona e non perdona un sito lento. Quindi, è indubbio che chi investirà in competenze umane vere e infrastrutture leggibili dalle macchine per tempo avrà un doppio vantaggio difficile da recuperare. Perciò la domanda da farsi in questo frangente non è se l’AI cambierà lavoro e mercato: lo sta già facendo. È se intendete guidarla, o limitarvi a raccontarla su LinkedIn come una “nuova avventura” quando sarà già finita.
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