È una vera e propria campagna di ascolto e persuasione quella che attende Oliver Blume, amministratore delegato di Volkswagen: nelle prossime settimane il manager visiterà nove stabilimenti tedeschi per spiegare ai lavoratori il piano di ristrutturazione del gruppo, che potrebbe comportare fino a 50 mila ulteriori riduzioni di posti di lavoro entro il 2030, oltre ai tagli già concordati.
Il primo appuntamento è a Wolfsburg, quartier generale del gruppo, seguito da Emden e Zwickau, tra gli impianti considerati più esposti. Nel calendario figurano anche Chemnitz, Dresda, Kassel, Salzgitter e Hannover. Per Osnabrück, invece, Volkswagen sta già cercando un acquirente.
Il piano di Volkswagen
La missione di Oliver Blume con Volkswagen si svolge in un clima di forte tensione con IG Metall e rappresentanza dei lavoratori. Il sindacato contesta non soltanto le possibili conseguenze occupazionali, ma anche il modo in cui il management ha comunicato il piano. Secondo un sondaggio interno, proprio la comunicazione del consiglio di amministrazione rappresenta la principale fonte di preoccupazione tra i dipendenti.
Il gruppo che produce auto sostiene però che la ristrutturazione sia indispensabile per recuperare competitività. Nel primo semestre 2026 Volkswagen ha registrato un margine operativo del 3,8%, con un risultato operativo di 5,9 miliardi di euro, in calo dell’11,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vendite di veicoli sono scese dell’8,4%, a 4 milioni di unità.
L’obiettivo di Blume
Oliver Blume punta a portare il rendimento operativo tra l’8% e il 10% entro il 2030, attraverso una drastica riduzione dei costi, una semplificazione della gamma e un taglio della capacità produttiva europea. Il management indica inoltre nella crescente concorrenza cinese, nei dazi e nella pressione sui margini le principali ragioni della svolta.
Il numero di 50 mila nuovi esuberi, precisa la casa automobilistica, non costituisce un obiettivo rigido, ma un’indicazione della portata degli interventi necessari. Si aggiunge ai circa 50 mila posti già destinati a essere ridotti in Volkswagen, Audi, Porsche e Cariad entro il 2030. La sfida più delicata sarà ora ottenere il consenso dei lavoratori e della Bassa Sassonia, che detiene il 20% dei diritti di voto. Il prossimo appuntamento decisivo sarà il consiglio di sorveglianza del 4 settembre: per Volkswagen, il futuro della storica industria tedesca passa anche da lì.
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Il Ceo di Volkswagen, Oliver Blume© Shutterstock




