Uber annuncia una delle più importanti riorganizzazioni della sua storia recente: circa 3.300 posti di lavoro saranno eliminati, pari al 10% dell’organico. La decisione, comunicata il 2 settembre dall’amministratore delegato Dara Khosrowshahi, rappresenta il taglio occupazionale più significativo della società dalla pandemia e arriva mentre il Gruppo prepara una nuova fase di sviluppo, sempre più orientata alla mobilità autonoma.
La riduzione del personale non viene presentata come una risposta a un peggioramento dei conti. Al contrario, i risultati del secondo trimestre 2026 mostrano una crescita dei ricavi del 12%, a 14,2 miliardi di dollari, mentre le prenotazioni lorde sono aumentate del 24%, raggiungendo 58 miliardi. L’utile operativo Gaap è salito a 1,9 miliardi di dollari.
Il piano di Uber
La scelta nasce piuttosto dalla volontà di semplificare la struttura organizzativa dopo anni di forte espansione. Uber ridurrà del 20% i posti di lavoro dei dipendenti collocati a sette o più livelli gerarchici dall’amministratore delegato e quasi dimezzerà le cosiddette micro-team, formate da uno o due riporti. Alcuni manager potranno inoltre passare a ruoli individuali anziché lasciare l’azienda.
Una parte fondamentale della strategia riguarda però il futuro dell’auto autonoma. L’azienda ha dichiarato di voler concentrare maggiori risorse sulla costruzione di una piattaforma globale per i veicoli senza conducente e ha già sviluppato partnership con diversi operatori del settore. Nel 2026 la società ha annunciato, tra le altre iniziative, il lancio di un servizio robotaxi a Las Vegas insieme a Motional.
La trasformazione riguarda anche il modo di lavorare. Uber intende concentrare le proprie squadre in un numero più ristretto di hub e prevede che solo circa l’1% dei dipendenti continui a lavorare completamente da remoto, rafforzando la presenza negli uffici.
© Riproduzione riservata
© Shutterstock




