All’indomani del cambio di vertice in Stellantis, con Joao Laranjo nel ruolo di nuovo Cfo, il sindacato Fiom denuncia un importante dato che si colloca in una crisi del settore che non accenna a migliorare.
Dal report emerge che tra il 2020 e il 2024 il saldo occupazionale degli stabilimenti italiani del gruppo Stellantis è negativo. Infatti, complessivamente, si sono persi 9.656 posti di lavoro. A questi potrebbero aggiungersene altri 2.352 annunciati per il 2025. Si tratta per la quasi totalità di uscite volontarie o di prepensionamenti.
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I costi di ristrutturazione sono stati pari a circa 777 milioni di euro. Riguardo all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, al primo settembre 2025 su 32.803 dipendenti 20.233, pari al 61,68%, sono interessati da cassa integrazione e contratti di solidarietà. Secondo i numeri su Stellantis, resi noti dalla Fiom, non va meglio per i lavoratori della componentistica, delle aziende committenti prese in esame: circa 8.523 lavoratori su 13.865 sono in ammortizzatori sociali.
La produzione, nel periodo 2004-2024, è diminuita di oltre mezzo milione di veicoli, per un ammontare lo scorso anno di circa 480 mila unità. La Fiom fa notare che delle nuove produzioni lanciate da Stellantis, molte mass market, nessuna si produce in Italia. Topolino è prodotta in Marocco, Fiat 600 e Alfa Junior in Polonia, Nuova Panda in Serbia e Nuova Lancia Y in Spagna.
Sono dati significativi e che riflettono un problema: “La fuga di Stellantis dall’Italia. Siamo qui oggi per fermare questa grande fuga”, ha dichiarato il segretario della Fiom, Michele De Palma. In quest’ottica, ha annunciato una mobilitazione se entro ottobre non ci sarà un confronto con il Ceo Antonio Filosa e a seguire con il Governo Meloni.“Se permane una situazione di questo tipo proporremo a tutti di mobilitarci, perché non è più accettabile che ci sia l’eutanasia dell’automotive del nostro Paese”, ha concluso.
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