I social media non sono più soltanto uno spazio dedicato alla vita privata, ma sono essenziali anche sul lavoro: sempre più spesso rappresentano un elemento valutato durante i processi di selezione del personale. È quanto emerge da una ricerca di Indeed, il portale specializzato nel mercato del lavoro, secondo cui quasi un italiano su quattro – precisamente il 24% – modifica i propri profili social prima di candidarsi a una nuova posizione lavorativa.
L’indagine, condotta su un campione di 500 aziende e 500 persone in cerca di occupazione, evidenzia come la reputazione digitale sia ormai percepita come un fattore determinante nella ricerca di un impiego. Tra gli interventi più frequenti (il 46% dei casi) figura la revisione dei contenuti pubblicati per apparire più professionali. Il 45% degli intervistati ammette di cambiare la foto profilo o la biografia, mentre il 22% modifica le impostazioni sulla privacy. Quando la situazione è piuttosto delicata, si procede l’eliminazione o l’oscuramento di post e fotografie ritenuti poco opportuni: avviane nel 16% dei casi.
Il confronto tra generazioni
Il fenomeno è particolarmente diffuso tra i più giovani. Nella Generazione Z il 38% degli intervistati dichiara di aver aggiornato i propri profili social prima di inviare una candidatura per un nuovo lavoro, una quota più che doppia rispetto al 17% registrato tra gli appartenenti alla Generazione X. Delle differenze emergono anche dal punto di vista del genere: il 27% degli uomini interviene sulla propria presenza online contro il 21% delle donne.
Il motivo principale è il timore che un recruiter possa formulare un giudizio negativo sulla base dei contenuti condivisi sui social. Una preoccupazione tutt’altro che infondata. Secondo la stessa ricerca, il 73% dei datori di lavoro consulta i profili social dei candidati durante il processo di selezione e, tra questi, il 70% afferma di aver rinunciato almeno una volta a proseguire con una candidatura proprio a causa delle informazioni trovate online.
Le ragioni più frequenti riguardano incongruenze tra quanto dichiarato nel curriculum e quanto emerge dai social, nel 41% dei casi, la presenza di contenuti ritenuti incompatibili con valori di responsabilità civica o sociale – è successo nel 42% delle situazioni analizzate – e comportamenti giudicati poco professionali (nel 37% dei casi).
“I social media rappresentano ormai una componente fondamentale della nostra reputazione digitale”, osserva Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed. “Ogni post, commento o condivisione contribuisce a costruire un’identità pubblica che può essere consultata anche da potenziali datori di lavoro, clienti o partner professionali”.
Lavoro: il curriculum oggi si scrive (anche) con l’intelligenza artificiale
I profili social sono un prolungamento del curriculum
Il dato conferma una tendenza ormai consolidata anche a livello internazionale. La presenza online è diventata, di fatto, un’estensione del curriculum tradizionale. Per questo motivo gli esperti consigliano di gestire con attenzione la propria identità digitale, mantenendo coerenza tra il percorso professionale raccontato nel Cv e l’immagine trasmessa attraverso i social network.
Una presenza online curata e autentica può infatti trasformarsi in un elemento distintivo, capace di rafforzare la candidatura e aumentare le opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Insomma, ogni dettaglio ormai viene passato sotto la lente d’ingrandimento e fa la differenza.
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