Rientro al lavoro, per molti le ferie non bastano più

Il 32,5% resta disponibile fuori orario, il 52,2% fa straordinari e oltre il 44% valuta di cambiare azienda nei prossimi dodici mesi

Rientro al lavoro, per molti le ferie non bastano più© Shutterstock

Il problema non è soltanto tornare al lavoro dopo le ferie. Per molti dipendenti italiani la difficoltà nasce da condizioni che rendono complicato recuperare appieno le energie anche dopo una pausa come le vacanze d’agosto. È il fenomeno che Hays Italia definisce work blues: un disagio che può ripresentarsi durante tutto l’anno quando carichi elevati, interruzioni continue e confini sempre più fragili tra vita privata e professionale impediscono di staccare. Secondo la società di consulenza, il 32,5% dei dipendenti dichiara che gli viene richiesto spesso o sempre di essere disponibile anche fuori dall’orario di lavoro. Il 52,2% svolge almeno un’ora di straordinario alla settimana e, per il 48,5%, questo impegno aggiuntivo non viene riconosciuto.

Da cosa nasce il disagio del rientro al lavoro

“Il disagio da rientro ci ricorda che il benessere non si costruisce durante le vacanze, ma giorno dopo giorno”, afferma Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia. Il punto, secondo Campi, è soprattutto il modo in cui il lavoro viene organizzato: “Quando questi elementi vengono meno, pochi giorni di riposo difficilmente riescono a compensare la fatica accumulata”. Lo stesso meccanismo viene evidenziato dalla psicologa del lavoro Isabel Aranda: “Il ritorno al lavoro non genera disagio semplicemente perché si riprende a lavorare, ma perché si interrompe un periodo in cui abbiamo avuto maggiore autonomia, riposo e controllo sul nostro tempo”.

A pesare sono anche agende frammentate, riunioni continue, attività svolte contemporaneamente e priorità che cambiano di frequente. “Oggi staccare è molto più complicato, perché il lavoro ce lo portiamo sempre in tasca”, osserva Aranda. Anche senza rispondere a email o messaggi, molte persone continuano infatti a pensare a problemi, riunioni e notifiche. Tra i segnali d’allarme di un possibile esaurimento lavorativo vengono indicati stanchezza persistente, apatia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, calo delle prestazioni e pensieri ricorrenti di lasciare il proprio impiego.

Benessere, una leva per trattenere i talenti

Il fenomeno ha conseguenze dirette anche per le imprese. Secondo la Salary Guide 2026 di Hays Italia, oltre il 44% dei professionisti si dichiara disposto a cambiare azienda nei prossimi dodici mesi, mentre il 32% delle aziende considera la prevenzione dell’esaurimento lavorativo una delle principali leve per trattenere i talenti.

“Per molto tempo abbiamo pensato che il benessere dipendesse dal moltiplicare iniziative e agevolazioni. In realtà, nasce da aspetti molto più quotidiani: da come viene organizzato il lavoro, da come vengono guidati i gruppi e da come si sentono le persone ogni giorno”, sottolinea Campi.

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