Perché in Italia gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa

Perché in Italia gli stipendi restano tra i più bassi d'Europa© Shutterstock

L’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con i salari più bassi e con una crescita contenuta. Nonostante l’inflazione degli ultimi anni e una leggera ripresa dell’occupazione, gli stipendi italiani restano inferiori rispetto alla media europea, soprattutto se si considera il potere d’acquisto reale. Il problema non è legato soltanto alla crisi economica recente, ma ha radici profonde e strutturali.

Secondo i dati dell’Ocse, dal 1990 a oggi i salari reali sono diminuiti del 2,9%, mentre nella maggior parte dei Paesi europei sono cresciuti. In Germania, per esempio, l’aumento supera il 30%, mentre in Francia si registra una crescita vicina al 25%. Un divario che rende l’Italia un caso quasi unico tra le grandi economie occidentali.

Le ragioni di una questione strutturale

Alla base dei salari bassi in Italia ci sono diversi fattori. Uno dei principali è la bassa produttività del lavoro. Da oltre vent’anni, infatti, cresce molto lentamente rispetto agli altri Paesi europei. Questo significa che le imprese producono meno valore aggiunto per lavoratore e, di conseguenza, hanno minori margini per aumentare gli stipendi. Secondo Eurostat, tra il 2000 e il 2025 la produttività italiana è rimasta quasi stagnante, mentre Germania e Spagna hanno registrato progressi molto più consistenti.

Un altro elemento chiave riguarda la struttura del mercato del lavoro italiano. Negli ultimi anni sono aumentati i contratti precari, il part-time involontario e i lavori a bassa specializzazione. Molti giovani, inoltre, entrano nel mercato del lavoro con stipendi iniziali bassi e poche prospettive di crescita. Questo fenomeno colpisce soprattutto il Sud Italia e i settori dei servizi, del commercio e della ristorazione.

Lo stipendio torna decisivo nella scelta del lavoro

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Anche il peso del cuneo fiscale continua a incidere in modo significativo. In Italia il costo del lavoro per le aziende è molto elevato, ma una parte consistente delle risorse viene assorbita da tasse e contributi. Secondo gli ultimi dati Ocse, questo dato resta tra i più alti d’Europa, superando il 45% per un lavoratore medio.

Negli ultimi mesi il Governo ha introdotto alcune misure per alleggerire il peso fiscale sui redditi medio-bassi, ma economisti e sindacati ritengono che non siano sufficienti a invertire la tendenza. Il rischio è che salari troppo bassi continuino ad alimentare la fuga dei giovani qualificati verso l’estero e a frenare i consumi interni.

Il tema degli stipendi è quindi destinato a restare centrale nel dibattito economico italiano. Per molti esperti, senza investimenti in innovazione, formazione e produttività, sarà difficile colmare il divario che separa l’Italia dalle principali economie europee.

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