Per anni il dibattito sullo smart working si è concentrato sul possibile impatto del lavoro da remoto sulla produttività. I risultati di una ricerca di Robert Walters, società specializzata in recruitment e talent management presente in oltre 30 Paesi, suggeriscono però una prospettiva diversa: il lavoro agile continua a essere apprezzato dai professionisti e favorisce l’efficienza, mentre le maggiori criticità riguardano la qualità della leadership e il rapporto tra dipendenti e manager.
L’85% degli intervistati considera la flessibilità lavorativa fondamentale o molto importante nella scelta di un datore di lavoro, mentre il 75% afferma che il lavoro da remoto ha avuto un impatto positivo sulla propria produttività.
Se la produttività non sembra essere in discussione, emergono invece segnali di debolezza nella relazione con il management. Il 41% dei professionisti dichiara di avere quasi mai confronti significativi con il proprio manager e il 76% si sente poco o per nulla supportato nel lavoro quotidiano.
“La vera criticità emerge quando la distanza si traduce in una riduzione della relazione manageriale”, afferma Walter Papotti, Country Manager di Robert Walters Italia. “Oggi le persone chiedono autonomia, ma allo stesso tempo hanno bisogno di confronto, supporto e chiarezza”.
Il rapporto con il manager pesa sulla permanenza in azienda
La qualità della leadership ha effetti diretti anche sulla capacità delle aziende di trattenere i talenti. L’83% dei professionisti afferma infatti che prenderebbe in considerazione un cambio di lavoro nei prossimi dodici mesi se il rapporto con il proprio manager non dovesse migliorare.
La ricerca evidenzia inoltre che il 54% degli intervistati considera poco o per nulla chiare le aspettative del proprio ruolo, una situazione che può creare inefficienze e rallentare la crescita professionale.
Le difficoltà emergono già nelle prime fasi dell’esperienza lavorativa: il 64% descrive il proprio onboarding come poco strutturato o non strutturato, mentre il 58% dichiara di essersi sentito poco o per nulla autonomo durante i primi trenta giorni in azienda.
I risultati della ricerca suggeriscono che il dibattito sullo smart working dovrebbe spostarsi dal luogo di lavoro alla qualità della leadership. Se il lavoro da remoto non compromette la produttività e la flessibilità continua a essere uno dei principali fattori di attrazione e fidelizzazione dei talenti, la vera sfida per le organizzazioni diventa garantire supporto, confronto e chiarezza anche a distanza. Una sfida che porta con sé una domanda sempre più rilevante per le aziende: i manager dispongono davvero del tempo, degli strumenti e delle competenze necessarie per guidare efficacemente i propri team nei nuovi modelli di lavoro?
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