Pensioni: perché le donne ricevono assegni fino al 34% più bassi

Pensioni, rivalutazione degli assegni vale 5 miliardi di euro© Shutterstock

Il divario di genere, in Italia, non si ferma al mondo del lavoro, ma continua anche dopo l’uscita dall’attività professionale. Secondo gli ultimi dati elaborati dall’Inps, le donne percepiscono pensioni significativamente più basse rispetto agli uomini e, in molti casi, vanno si ritirano anche più tardi.

Le differenze derivano principalmente da carriere lavorative più discontinue, salari mediamente inferiori e una maggiore incidenza del lavoro part-time e delle attività di cura familiare, che spesso interrompono o rallentano il percorso contributivo femminile. Questi fattori si riflettono inevitabilmente sull’importo finale della pensione.

Tutti i dati diffusi dall’Inps

I numeri, purtroppo, mostrano una disparità ancora rilevante. Secondo il Rendiconto di Genere dell’istituto, le donne rappresentano una quota maggioritaria dei pensionati italiani, ma ricevono una parte inferiore della spesa complessiva. Inoltre, nelle pensioni di vecchiaia del settore privato il divario può arrivare a superare il 40%, mentre per le pensioni anticipate resta comunque superiore al 25%.

Anche i dati più recenti sui nuovi pensionamenti confermano la tendenza. Nel 2025 l’importo medio delle pensioni liquidate alle donne è risultato inferiore di oltre il 26% rispetto a quello degli uomini, mentre nel primo trimestre dell’anno il gap sugli assegni di nuova decorrenza ha sfiorato il 32%.

Un altro elemento che contribuisce alle differenze è il ridimensionamento degli strumenti di uscita anticipata dedicati alle lavoratrici. La misura Opzione Donna, per esempio, ha registrato un forte calo delle adesioni negli ultimi anni a seguito dei requisiti più restrittivi introdotti dal legislatore.

Per gli esperti, la riduzione del gap pensionistico passa soprattutto da una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, dalla crescita delle retribuzioni e da politiche che favoriscano la conciliazione tra vita professionale e familiare. Senza interventi strutturali, il rischio è che le disuguaglianze accumulate durante la carriera continuino a tradursi in pensioni più basse per milioni di donne anche nei prossimi anni.

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