Pensione, allarme Cgil: con l’aumento dei requisiti rischio 55 mila nuovi esodati

Pensioni, allarme Cgil: con l’aumento dei requisiti rischio 55 mila nuovi esodati© Shutterstock

La Cgil ha lanciato un forte allarme sul futuro dei lavoratori usciti anticipatamente dal mercato del lavoro. Secondo uno studio dell’Osservatorio Previdenza del sindacato, infatti, oltre 55 mila persone rischiano, a partire dal 1° gennaio 2027, di ritrovarsi senza reddito e senza contribuzione prima di poter accedere alla pensione, a causa dell’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita.

Le modifiche introducono un sistema di adeguamenti progressivi. Si tratta di un mese in più di requisiti dal 2027, due nel 2028 e un aumento complessivo stimato in tre mesi a decorrere dal 2029, rispetto alle attese precedenti. Questi incrementi, benché numericamente apparentemente contenuti, trasformano radicalmente la pianificazione previdenziale di chi ha ormai lasciato il lavoro con strumenti di uscita anticipata quali isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà bilaterali.

Le dichiarazioni del sindacato

Stando alle dichiarazioni della Cgil, la maggior parte delle persone coinvolte – oltre 23 mila – sono coloro che hanno aderito all’isopensione. Circa 4 mila sono usciti mediante contratti di espansione e circa 28 mila sono transitati attraverso i fondi di solidarietà. Oggi, questi, rischiano di trovarsi con periodi di vuoto previdenziale — fino a quattro mesi senza assegno né contributi — proprio nel momento in cui dovrebbero transitare alla pensione.

Il sindacato contesta duramente le scelte normative del Governo, sottolineando che molte di queste persone avevano firmato accordi di uscita basati su regole certe di accesso alla pensione. Cambiare le regole “a posteriori”, secondo la Cgil, scarica l’onere dell’adeguamento sugli stessi lavoratori e vanifica le promesse istituzionali di bloccare l’aumento dei requisiti pensionistici o di superare la normativa Fornero.

L’allarme della Cgil sulla pensione in  Italia ricorda, in termini numerici e sociali, le vicende dei cosiddetti “esodati” del passato. Si tratta di soggetti senza reddito né contribuzione dopo aver lasciato il lavoro in vista di un pensionamento che, a causa di cambiamenti normativi, slitta più in là nel tempo. Per il sindacato, è necessario un intervento immediato di tutela, con strumenti di accompagnamento alla pensione più solidi e un confronto reale con il Governo, che sul fronte previdenziale risulta fermo da tempo.

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