Il lavoro agile non cambia nella sua struttura, ma si rafforza nella gestione della sicurezza. Con l’entrata in vigore della legge n. 34/2026, le imprese sono chiamate a un salto di qualità: garantire ai dipendenti in smart working un’informazione chiara, aggiornata e concreta sui rischi legati alla prestazione da remoto.
La novità non introduce limiti o modifiche sostanziali al lavoro agile, ma interviene sul modo in cui deve essere governato, rendendo più stringenti obblighi già previsti. Come evidenziato questa mattina in un articolo del Corriere della Sera, il fulcro resta l’informativa scritta, che da adempimento formale diventa elemento centrale dell’organizzazione aziendale.
Smart working, nuove regole su sicurezza e obblighi
Il cambiamento principale riguarda la responsabilità del datore di lavoro in materia di sicurezza. Anche quando l’attività si svolge fuori dai locali aziendali, l’azienda deve garantire condizioni adeguate, trasferendo al lavoratore strumenti e conoscenze utili per operare in sicurezza.
L’obbligo di informativa, già previsto dalla normativa del 2017, viene ora rafforzato e reso più incisivo. Il documento deve essere aggiornato almeno una volta all’anno e deve risultare accessibile e comprensibile, includendo sia i rischi generali sia quelli specifici legati allo smart working.
Particolare attenzione è richiesta per i rischi connessi all’uso dei videoterminali, come affaticamento visivo, problemi posturali e stress lavoro-correlato, che rappresentano le principali criticità del lavoro da remoto.
Obbligo informativa e sanzioni per le aziende
Il rafforzamento dell’obbligo è accompagnato da un sistema sanzionatorio preciso. Le imprese che non trasmettono l’informativa ai dipendenti e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza rischiano l’arresto da due a quattro mesi oppure un’ammenda compresa tra 1.708,61 e 7.403,96 euro.
Secondo quanto pubblicato dal quotidiano la Repubblica, la nuova disciplina rende perentorio un obbligo già esistente, individuando nell’informativa lo strumento cardine per adempiere ai doveri in materia di salute e sicurezza.
Anche su La Stampa si sottolinea come il mancato rispetto delle regole possa portare a sanzioni penali e come la platea coinvolta sia ampia, con circa 3,5 milioni di lavoratori interessati dal lavoro agile.
Più responsabilità condivisa
Il lavoro da remoto si svolge in ambienti che sfuggono al controllo diretto del datore di lavoro, come abitazioni private o spazi scelti dal dipendente. Per questo motivo, il modello di prevenzione cambia: cresce il ruolo dell’informazione e della responsabilizzazione del lavoratore.
La sicurezza non è più un semplice adempimento burocratico, ma diventa un processo operativo condiviso. Le aziende devono non solo predisporre la documentazione, ma anche integrarla nei propri processi, assicurandone la tracciabilità e l’aggiornamento costante.
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