Manager pubblici, nuove regole per la carriera

Dal 2027 fino al 30% delle posizioni dirigenziali potrà essere assegnato a funzionari interni tramite selezione e valutazione delle performance

Manager pubblici, nuove regole per la carriera© Shutterstock

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che cambia le regole per la selezione e la crescita dei manager pubblici, introducendo un sistema che punta a valorizzare il merito nella Pubblica amministrazione. Il provvedimento, già approvato dalla Camera il 28 gennaio, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027.

La riforma, voluta dal ministro Paolo Zangrillo, punta a superare una logica fondata sul semplice adempimento, orientando le amministrazioni ai risultati e alla valorizzazione delle competenze. «La Pa deve essere capace di misurare le proprie persone e premiare i più meritevoli», ha dichiarato il ministro.

Manager pubblici, come cambia la selezione

La principale novità riguarda la possibilità di assegnare fino al 30% delle posizioni dirigenziali ai funzionari interni, che potranno accedere alla carriera attraverso una selezione riservata. Potranno partecipare i dipendenti con almeno cinque anni nell’area dei funzionari oppure due anni nelle elevate qualificazioni. Il restante 50% delle posizioni continuerà a essere coperto tramite corso-concorso, mentre il 20% sarà assegnato attraverso i concorsi banditi dalle singole amministrazioni.

La selezione sarà affidata a una commissione indipendente di sette componenti, estratti a sorte, che valuterà risultati, capacità di leadership e attitudini dei candidati, oltre alle prove scritte e orali. Gli incarichi avranno durata massima di tre anni, rinnovabili una sola volta previa valutazione positiva, mentre dopo quattro anni dal primo incarico sarà possibile l’inserimento nei ruoli.

Premi ai più meritevoli e le critiche della Cgil

Come riportato oggi dal Corriere della Sera, il nuovo sistema consentirà anche di riconoscere un trattamento retributivo progressivo fino al 30% dei dipendenti considerati più meritevoli. La riforma interessa una Pubblica amministrazione che conta oltre 3 milioni di dipendenti e ha subito suscitato la reazione della Funzione pubblica Cgil, che parla di un “grave passo indietro“. Il sindacato contesta, tra l’altro, il ricorso a percentuali predeterminate per individuare i migliori e giudica poco trasparenti i nuovi meccanismi di accesso alla dirigenza.

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