LinkedIn è la piattaforma dove la scrittura generata dall’intelligenza artificiale appare più concentrata. Secondo uno studio di Pangram, il social professionale rappresenta circa un terzo dei contenuti analizzati, ma raccoglie il 62% di quelli segnalati come AI. Il report fotografa la diffusione dell’AI slop nei social media, cioè contenuti artificiali, ripetitivi o poco autentici.
La ricerca si basa sui dati raccolti tramite un’estensione Chrome lanciata da Pangram per scansionare i post durante la navigazione. Gli utenti che hanno accettato di condividere statistiche anonime hanno contribuito a un database di 1.002.627 post, raccolti dal 24 aprile 2026 su LinkedIn, Medium, Substack, X/Twitter e Reddit.
Il fenomeno diventa più evidente quando i contenuti si allungano. La quota media di post AI rilevati è del 13,8%, ma sale al 25,72% tra quelli con oltre 250 parole: in pratica, un testo lungo su quattro è stato classificato come interamente generato dall’intelligenza artificiale.
Su LinkedIn il dato è ancora più marcato: oltre il 40% dei post lunghi risulta completamente generato dall’AI. Pangram segnala così un paradosso: gli utenti sembrano più disposti a usare strumenti artificiali in un contesto professionale legato alla propria identità reale che su piattaforme più informali o anonime.
Il report cita anche gli strumenti interni di supporto alla scrittura, come il pulsante Write with AI, poi rinominato Enhance post. Non è però solo LinkedIn a mostrare segnali di contaminazione. Su X/Twitter, quasi metà degli articoli analizzati contiene scrittura AI o mista, mentre Reddit registra una quota molto più bassa, soprattutto perché molte scansioni riguardano risposte brevi, in larga parte umane.
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