Il paradosso dei manager: si sentono leader, ma non lo sono

L’indagine Lhh evidenzia un divario profondo tra l’autovalutazione dei capi e il giudizio dei collaboratori. Solo il 16% li considera veri motivatori

Leadership e motivazione: il divario tra manager e dipendenti© Shutterstock

C’è un paradosso che molte aziende dovrebbero guardare in faccia: tanti responsabili si sentono leader capaci di trascinare le persone, ma i team non li riconoscono come tali. L’indagine di Lhh, società del Gruppo Adecco, su oltre 2.900 lavoratori italiani misura questo scarto in modo netto: più del 90% dei manager si considera decisivo per la motivazione, ma solo il 16% dei lavoratori identifica il proprio responsabile come un vero “motivatore”. Per il 52%, invece, il capo è poco o per nulla efficace in questo ruolo.

Leadership e motivazione: il nodo della credibilità

Il dato colpisce ancora di più se inserito in un contesto complessivamente positivo. Il 65% dei lavoratori dichiara di sentirsi motivato, con un 29% che si definisce “molto” coinvolto nel proprio impiego. La motivazione, dunque, esiste. Ma non sembra essere attribuita al management.

In base allo studio, le leve che contano davvero nella quotidianità lavorativa sono più concrete: una retribuzione adeguata (49%), la passione per il lavoro (40%) e un clima positivo tra colleghi (40%). In confronto, gli aspetti più “istituzionali” pesano poco: valori aziendali (2%) e visione strategica (2%) vengono indicati solo da una minoranza come fonti di motivazione.

È qui che si apre la frattura: da un lato una leadership che tende a raccontarsi come guida e moltiplicatore di energia, dall’altro lavoratori che associano il proprio coinvolgimento a elementi economici, relazionali e di contesto.

Più ascolto, meno autoreferenzialità

Quando la motivazione cala, inoltre, non è scontato che il confronto passi dalla linea gerarchica. Il 27% ne parla soprattutto con le persone con cui collabora quotidianamente, mentre solo il 17% si rivolge al proprio responsabile diretto. Una quota rilevante, il 22%, preferisce non confrontarsi con nessuno.

Le richieste verso chi guida i team sono chiare: il 39% chiede maggiore trasparenza nella comunicazione e il 33% relazioni più empatiche con i responsabili. Non una leadership più “alta” o distante, ma una presenza più accessibile, credibile e coerente nel day by day.

In questo scenario pesa anche un altro elemento: il 53% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda non esistono attività strutturate per favorire il coinvolgimento. Dove ci sono, spesso risultano episodiche o circoscritte.

Per il management, il punto non è continuare a dichiararsi motivante. È ridurre la distanza tra intenzioni e percezione: perché la leadership, alla fine, non si misura su come si racconta, ma su come viene riconosciuta da chi lavora ogni giorno nel team.

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