C’era un tempo in cui, per capire chi deteneva il potere, bastava cercare l’ufficio ad angolo con la vista più esclusiva. Ma quei tempi sono cambiati: oggi, il vero status dei boss sembra misurarsi nella capacità di fare a meno di un ufficio privato tanto che, in una recente inchiesta, anche il Financial Times si è domandato se i vertici aziendali abbiano ancora bisogno di spazi esclusivi per affermare l’arte del comando. Mentre l’ufficio di Anna Wintour, al 28esimo piano del One World Trade Center, comunica influenza attraverso specchi esagonali e lampade dorate che ricordano le atmosfere intimidatorie di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada, e a Roma Giancarlo Giammetti amava sottolineare che il suo ufficio nella sede di Valentino era tre volte più grande di quello dello stilista, nei campus della Silicon Valley tira un’aria completamente diversa.
Qui il cosiddetto corner office lascia spazio ad aree condivise e spazi informali dove il potere non si esprime con l’ostentazione: la scrivania del fondatore di Apple, Steve Jobs, era estremamente minimalista, quasi inesistente. Foto iconiche, come quella del 2004, lo ritraggono con pochissimi elementi sulla tavolo, spesso solo un computer e pochi documenti. Jobs quasi non aveva ufficio, ma Apple Park parlava per lui. Anche per Mark Zuckerberg vale la stessa filosofia. Il fondatore di Meta lavora da una scrivania in open space e il suo spazio di lavoro è identico a quello dei dipendenti: un MacBook, qualche libro e pochissimi oggetti personali.
Oggi, in molte aziende il Ceo siede accanto al team, si collega da remoto, attraversa gli stessi spazi, e la targhetta dorata sulla porta, protagonista di pellicole come Scarface e The Wolf of Wall Street, sembra destinata a rimanere un ricordo del grande schermo per fare spazio a sale comuni, cabine insonorizzate per la concentrazione e hub di networking. Con gli uffici che si rimpiccioliscono, diventando flessibili e strategici, le imprese sono chiamate oggi a ridisegnare gli ambienti di lavoro con un obiettivo preciso: ottimizzare la performance.
Per Alessandro Adamo, partner di Lombardini22, Gruppo specializzato in architettura, ingegneria e servizi per il real estate, il layout degli spazi manageriali comunica un chiaro stile di leadership: «Il Ceo che sceglie di lavorare in open space desidera essere visibile, accessibile e parte integrante della comunità aziendale. L’autorevolezza non deriva più dalla distanza fisica, ma dalla capacità di essere presenti, ascoltare e dare l’esempio. Il modello dell’ufficio chiuso lascia invece spazio a una leadership immersa nel team, più simile a quella di un coach».
Se è vero che, come riporta la società di ricerca e consulenza Leesman, nel 2015 solo il 12% dei colletti bianchi aveva un ufficio privato mentre nel 2019 questa percentuale era già scesa al 6%, nel 2020 il “corner office” dei vertici aziendali è finito nuovamente sotto attacco. Con lo scoppio della pandemia, meno dirigenti si presentavano al lavoro di persona e i loro uffici rimanevano vuoti tanto che, secondo la società di commercial real estate Cbre, le aziende hanno ridotto gli spazi dedicati agli uffici privati del 45% nel 2023. Certo, non tutti vedono positivamente un boss seduto tra i dipendenti.
«La maggiore visibilità e conseguente accessibilità dei manager hanno due effetti principali», spiega Franco Guidi, Ceo di Lombardini22. «Il primo è la continua messa in discussione della struttura gerarchica, che deve necessariamente accogliere una nuova dinamica lavorativa permeata da maggiore comunicazione e trasparenza con i collaboratori. Il secondo è un’inevitabile ridefinizione dei codici di comportamento che metta in chiaro i vantaggi e i potenziali rischi di un’eccessiva accessibilità dei capi». Ma questo cambia davvero la qualità della leadership o è solo un segnale simbolico? «I Ceo più lungimiranti non rimangono seduti in ufficio», prosegue Guidi, «ma cercano di abitare gli spazi dove le cose succedono: vogliono vedere ed essere visti».
Anche per Lorenzo Galbiati, responsabile di Cbre Design Collective per l’Italia, i manager delle organizzazioni più dinamiche tendono a dare meno importanza allo spazio privato. «Al contrario, organizzazioni meno smart promuovono ancora implicitamente la cultura dell’ufficio come status symbol della carica ricoperta. Avere il top manager seduto in open space può intimidire qualche collega, ma ha sicuramente il valore di rendere più accessibile il contatto con i vertici dell’azienda».
Un esempio emblematico di questa trasformazione arriva da Milano, dove la nuova sede di Satispay, progettata nel 2022 dallo studio di Stefano Belingardi Clusoni, traduce in architettura l’idea di una leadership meno gerarchica. Niente uffici angolari riservati ai vertici, ma ambienti fluidi, aree comuni generose e postazioni che incoraggiano lo scambio di idee. Una filosofia che il co-fondatore e Ceo di Satispay, Alberto Dalmasso, ha condiviso anche su YouTube, dove dalla pagina ufficiale dell’unicorno del fintech ha mostrato la sua scrivania in open space dimostrando che oggi l’autorevolezza non ha più bisogno di porte chiuse per affermarsi.
«Nelle aziende consolidate l’ufficio conserva talvolta una funzione istituzionale, quasi notarile. Nelle startup è più fluido, meno rituale. Ma la vera differenza non è tra giovani e senior: è tra leader che hanno bisogno di scenografia e leader che non ne hanno più bisogno», sottolinea Roberto D’Incau. Socio fondatore di Lang&Partners, società internazionale di consulenza specializzata nell’ambito delle risorse umane, è uno dei più noti cacciatori di teste italiani che studia da anni i cambiamenti del mondo del lavoro.
«Più che a una trasformazione estetica del potere, stiamo assistendo a un cambiamento strutturale», aggiunge Adamo. «Il 2020 ha segnato una svolta decisiva e oggi il lavoro si configura come un ecosistema ibrido, in cui il concetto stesso di potere si sta ridefinendo: non più concentrato in una singola persona o in un singolo ufficio, ma distribuito nella comunità aziendale, nella cultura organizzativa e nel livello di engagement delle persone. Il corner office come simbolo di status perde rilevanza in un contesto in cui il lavoro è ibrido, globale e digitale. Il leader può essere a New York mentre il team opera a Milano, e spesso non esiste un luogo fisico che rappresenti il centro del comando».
Un grande ufficio, insomma, può ancora impressionare ma non necessariamente convincere. «In un’epoca di smart working e leadership partecipativa», conferma D‘Incau, «l’eccesso di distanza fisica viene rapidamente tradotto in distanza relazionale. Il cambiamento è culturale prima che organizzativo. Il digitale ha accelerato tutto: se posso scrivere direttamente al Ceo su Teams, il corridoio blindato perde significato. Inoltre, le nuove generazioni leggono i simboli con grande lucidità, distinguendo subito tra autorevolezza e autoreferenzialità. Il vero status oggi è la capacità di essere presenti, non dominanti. Nei nostri processi di executive search ed executive coaching vediamo quanto questi dettagli influenzino la percezione di cultura».
Forse, il punto non è stabilire se il potere abbia perso metri quadrati, ma riconoscere che ha cambiato grammatica. Per decenni l’ufficio è stato una dichiarazione architettonica: posizione, materiali, luce, silenzio. Oggi disegna flussi, accorcia distanze decisionali, rende visibile l’identità aziendale. In questo scenario, il corner office sopravvive come simbolo, ma il vero capitale reputazionale si costruisce nella capacità di abitare gli hub dove nascono le idee e nell’attenzione ai segnali che collaboratori e mercato colgono in tempo reale.
Come i leader occupano oggi il workplace
Il punto di vista di Roberto D’Incau, head hunter e socio fondatore di Lang&Partners

© Roberto Massimiliani
- Ibridazione intelligente
Presenza fisica alternata a leadership digitale consapevole - Accessibilità dichiarata
Porte meno simboliche e più conversazioni reali - Confronto informale
Molte decisioni strategiche nascono fuori dalla sala riunioni: aree lounge, caffè, spazi fluidi diventeranno acceleratori decisionali - Coerenza valoriale nel design
Sostenibilità e benessere integrati nella progettazione. Lo spazio riflette la cultura aziendale in modo tangibile - Leadership itinerante
Il capo attraversa l’organizzazione: si muove, ascolta, presidia snodi diversi. La sua presenza diventerà dinamica
5 trend per 5 anni
Così evolveranno gli uffici nel prossimo lustro secondo

1. Tecnologia e AI come infrastruttura L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nei processi. Gli spazi dovranno supportare modalità di lavoro sempre più ibride 2. Benessere, cultura, engagement Il workplace sarà uno strumento chiave di welfare e trasmissione della cultura aziendale. Cruciali gli spazi progettati per favorire benessere e senso di appartenenza 3. Office “as an experience” L’ufficio come esperienza che supera la dimensione estetica per concentrarsi sulla funzionalità e sulla centralità delle persone 4. Ibridazione dei luoghi di lavoro Il lavoro si distribuirà tra uffici corporate, co-working, hotel, campus e spazi urbani. La progettazione si sposterà da singoli ambienti a un’infrastruttura di lavoro distribuita, generando nuove opportunità 5. Comunità e flessibilità degli spazi Gli uffici come ecosistemi dinamici con spazi collaborativi, aree riservate, lounge e community spaces. La privacy diventerà “on demand” e si integrerà in un sistema flessibile per riflettere la complessità della vita professionale e personale | 1. Tecnologia Integrazione sempre più facile e veloce per accedere a call e riunioni sia da meeting room sia da uffici direzionali 2. “Working Café” Per via dei canoni degli affitti sempre più alti, queste aree rivestiranno un forte valore sociale in azienda e un alto potenziale di aggregazione 3. Servizi di building Saranno sempre più richiesti servizi comuni di condominio come auditorium, food facilities, sale meeting, asilo nido, palestra e community management 4. Biofilia e neuroscienze I molteplici stimoli come notifiche, telefonate o riunioni da cui i manager sono “bombardati” renderà necessario progettare il comfort acustico e visivo, pensare al tipo di sedute (sgabelli per facilitare i brain storming o sedute basse per riunioni più rilassate), e favorire l’illuminazione naturale 5. Trasparenza Sarà necessario garantire la privacy e la confidenzialità di alcune riunioni. Pertanto, lo schermo dovrà essere posizionato in modo da non rendere visibili i contenuti dall’open space o si dovranno inserire tende e vetri polarizzati |
Questo articolo è stato pubblicato su Business People di aprile 2026, scarica il numero o abbonati qui
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