Il 65% dei Ceo teme di non investire abbastanza velocemente nell’intelligenza artificiale. È il dato che emerge dalla seconda edizione dello studio Come i Ceo vedono l’IA di Cisco, condotto su 2.500 amministratori delegati in 23 Paesi, e segnala il cambio di passo con cui i vertici aziendali guardano alla tecnologia.
La fiducia cresce, insieme alla pressione a muoversi più in fretta. Il 91% dei capi azienda si dichiara più ottimista rispetto all’anno scorso sul potenziale dell’AI, mentre la quota di chi teme investimenti insufficienti è salita dal 53% al 65%. Oltre due terzi degli intervistati, il 69%, considera ormai l’adozione dell’intelligenza artificiale un requisito imprescindibile per le aziende moderne.
Il cambio di passo arriva in una fase in cui i vertici aziendali si sentono più preparati rispetto al passato. In dodici mesi, la quota di Ceo che dichiara di sentirsi frenata nelle decisioni dalla propria scarsa comprensione dell’AI è scesa dal 74% al 47%. Anche la percentuale di chi ritiene che questa lacuna limiti decisioni meditate è calata dal 74% al 49%.
Perché i Ceo accelerano sugli investimenti in AI
La maggiore familiarità con la tecnologia sposta l’attenzione sulle condizioni necessarie per adottarla su larga scala. In base allo studio, l’aggiornamento delle infrastrutture IT per sostenere i carichi di lavoro legati all’AI è la priorità assoluta indicata dai Ceo per il 2026, seguita dalla formazione del personale. Il 53% teme che i limiti infrastrutturali possano frenare l’implementazione.
Tra le priorità per il 2026 rientra anche l’adozione di agenti di AI destinati ad affiancare i dipendenti. Proprio la diffusione di sistemi capaci di agire con maggiore autonomia porta sicurezza e controllo al primo posto tra le preoccupazioni dei vertici aziendali.
In Europa il tema viene affrontato con particolare attenzione alla qualità dell’implementazione. I Ceo europei danno priorità a fiducia, trasparenza e allineamento etico. Intervistato nell’ambito dello studio, un Ceo europeo ha avvertito: “Evitate di introdurre frettolosamente l’IA nei processi decisionali senza trasparenza. È più difficile riconquistare la fiducia che recuperare efficienza”.
Fiducia, dati e controllo restano il banco di prova
La supervisione umana resta centrale nello scenario delineato dalla ricerca. Entro il 2030, quasi tutti i Ceo prevedono un ruolo dell’AI nelle attività aziendali, ma con sistemi chiamati a fornire supporto o a svolgere compiti sotto direzione, giudizio o controllo umano. Questa è la prospettiva indicata dal 72% degli intervistati.
Le ragioni richiamate dallo studio riguardano la sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale, la produttività dei team misti uomo-macchina e la gestione delle implicazioni etiche nei processi decisionali. Un Ceo intervistato sintetizza così il punto: “Bisogna muoversi rapidamente con l’IA, ma ancorare sempre le decisioni ai valori umani”.
Accanto alla governance, pesa il capitolo dei dati. Frammentazione, qualità, accessibilità e centralizzazione rappresentano la barriera più significativa all’avanzamento dell’AI, citata dal 34% dei Ceo, più di qualsiasi altra sfida.
Il quadro trova riscontro nell’AI Readiness Index 2026 di Cisco, basato su oltre 8.000 leader IT a livello globale. Meno di un quarto delle organizzazioni, il 22%, considera la propria rete ottimale per i carichi di lavoro dell’AI. Solo il 31% si sente pronto a garantire sicurezza e controllo sugli agenti IA, mentre appena il 19% dispone di dati completamente centralizzati e accessibili all’intelligenza artificiale.
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