L’avanzata dell’intelligenza artificiale nelle aziende sta producendo un effetto meno scontato: la rivalutazione delle competenze maturate con l’esperienza. Secondo l’Hr Trends 2026 di Randstad Professional, per l’85% dei responsabili Hr e il 96% dei lavoratori la seniorship è importante in azienda. Un concetto che la ricerca lega a esperienza e competenza, ma anche a leadership, autonomia e autorevolezza, indipendentemente dall’età anagrafica.
Lo studio, condotto su 780 lavoratori e 275 responsabili Hr italiani, fotografa un mercato nel quale l’AI è già entrata nei processi di oltre metà delle aziende. Il 55% delle imprese e il 64% dei lavoratori dichiara infatti di averla introdotta nei flussi di lavoro, anche se prevalentemente in modo non strutturato.
Secondo l’indagine Randstad – i cui risultati vengono presentati in una diretta streaming su LinkedIn – a incidere sul rischio di diventare professionalmente obsoleti sono soprattutto la storia professionale e la familiarità con il cambiamento, più dell’età anagrafica. In parallelo, l’adozione dell’AI aumenta il peso di caratteristiche difficilmente automatizzabili, come conoscenza del contesto, capacità di giudizio, esperienza nei contesti reali e leadership informale.
È su questo terreno che la seniorship assume un significato più ampio rispetto alla semplice anzianità professionale. «L’avanzata dell’AI sta producendo una nuova visione positiva della seniorship, che porta in dote alcune caratteristiche non sostituibili dalla tecnologia, come la conoscenza del contesto, la capacità di giudizio e l’esperienza nei contesti reali», osserva Fabio Costantini, Senior Vice President di Randstad Professional Italia. Una rivalutazione che, secondo il manager, procede insieme alla necessità per le aziende di accompagnare il cambiamento attraverso percorsi di upskilling e reskilling.
«Con l’AI, il valore del lavoro si sposta sempre più dal “fare” al “valutare”: dalla produzione di contenuti alla loro valutazione e interpretazione», aggiunge Luca Napolitano, Director di Randstad Professional, Leaders Search & Selection. Diventa quindi decisiva la capacità di interpretare ciò che viene prodotto dalle macchine: «per leggere criticamente i risultati delle macchine e riuscire a governarli, per qualsiasi profilo diventa cruciale una nuova competenza complessa: la “prontezza mentale”».
Le aziende cercano di non perdere know-how
La rivalutazione dell’esperienza trova riscontro anche nelle politiche aziendali. Nel 50% delle imprese sono stati introdotti programmi per il trasferimento delle competenze, nel 49% percorsi di formazione continua per contrastare l’obsolescenza professionale e nel 47% sono stati adattati i ruoli dei lavoratori senior. Il 71% dichiara inoltre di aver introdotto tecnologie e strumenti digitali accessibili a tutte le età.
Resta però una distanza fra ciò che gli Hr dichiarano di mettere in campo e ciò che viene effettivamente percepito dai lavoratori. Con l’eccezione delle tecnologie accessibili alle diverse fasce d’età, le iniziative dedicate alla seniorship risultano infatti molto meno visibili ai dipendenti. La conservazione delle competenze diventa così anche un problema organizzativo. Per il 37% dei responsabili Hr, tra le principali criticità legate alla seniorship c’è la perdita di competenze e know-how dovuta a turnover o pensionamenti. Il 38% segnala invece il rischio che informazioni e conoscenze chiave vengano trattenute invece di essere condivise con colleghi e organizzazione.
La capacità di adattarsi pesa più dell’età
Il timore di diventare professionalmente obsoleti (detta anche Fobo, da fear of becoming obsolete) resta comunque diffuso: lo avverte almeno in parte il 72% dei lavoratori, mentre gli Hr lo rilevano nel 73% delle organizzazioni. Le cause vengono però lette in modo diverso: i responsabili delle Risorse umane insistono soprattutto su competenze e disponibilità individuale ad aggiornarsi, mentre i lavoratori attribuiscono maggiore peso ai fattori organizzativi e gestionali.
La reazione dei dipendenti è spesso attiva: il 53% è spinto a investire in formazione e il 27% a valutare nuove opportunità professionali. Parallelamente, il 98% dei lavoratori e il 91% degli Hr considera importante la prontezza mentale, intesa come capacità di mantenere lucidità e flessibilità di fronte al cambiamento. Per l’83% dei lavoratori e l’80% dei responsabili Hr è una caratteristica almeno in parte sviluppabile.
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