«Sulle pillole di saggezza non esco benissimo, ma posso darvi la ricetta degli spaghetti all’assassina!». È bastata questa battuta di Cristina Fogazzi per rompere il ghiaccio e dare il tono alla quinta puntata – la prima del 2026 – dei Business People Talks, il format ideato da Business People che mette a confronto manager di settori diversi per raccontare leadership, strategie e percorsi professionali.
All’interno dello spazio W Executive di Palazzo Bocconi, a Milano, a fare da contraltare alla fondatrice di Veralab c’è Andrea Goretti, Ceo di Eagle Pictures. A guidare il dialogo, come da tradizione, Alessio Viola, giornalista di Sky Tg24 e moderatore dei BP Talks.
Il beauty e il cinema parlano linguaggi diversi, ma condividono una stessa sfida: costruire un brand capace di restare rilevante nel tempo. Da una parte un marchio nato sui social e diventato un’azienda da decine di milioni di euro; dall’altra una società che da quarant’anni distribuisce e produce film, portando nelle sale italiane titoli internazionali come Lion – La strada verso casa e Il discorso del re, nonché Green Book e la saga di Twilight, per non parlare di L’uomo che vide l’infinito, La famiglia Addams, Mission: Impossible e Il ragazzo dai pantaloni rosa, solo per citare alcuni film del suo ricchissimo catalogo.
I fondamentali di Veralab ed Eagle Pictures
Il primo giro di domande, un classico dei BP Talks, è dedicato ai fondamentali dei rispettivi brand. Fogazzi sceglie subito il registro diretto che l’ha resa famosa sui social: «Sono Cristina, faccio le creme, quelle da mettere in faccia, non quelle da mettere nelle torte». Dietro l’ironia c’è una storia imprenditoriale costruita passo dopo passo a partire dal personaggio de L’Estetista Cinica, nato online e trasformato negli anni in un brand riconoscibile, che sta provando a fare breccia anche nel mercato spagnolo. «I fondamentali del mio brand sono che è molto rosa, che è onesto e che ha rivoluzionato un modo di comunicare la bellezza, basandosi su valori diversi rispetto a quelli aspirazionali».
Per Goretti il punto di partenza è una storia industriale consolidata. «Quest’anno compiamo quarant’anni nel mondo del cinema e dell’audiovisivo», racconta il Ceo di Eagle Pictures. «Siamo diventati il primo distributore indipendente in Italia». Il prossimo passo, però, guarda oltre i confini nazionali: «L’obiettivo è crescere anche in altri Paesi. Stiamo aprendo in Arabia Saudita, dove il mercato del cinema è in forte espansione».
La difficoltà di fare sistema in Italia
Il confronto tra i due settori porta subito a un tema comune: la concentrazione dei grandi Gruppi globali. Nel cinema la competizione internazionale è dominata da colossi dalle dimensioni gigantesche. «Quando leggi che grandi piattaforme come Netflix e Paramount si sfidano per acquisizioni da oltre 100 miliardi di dollari capisci le dimensioni del gioco», osserva Goretti. A livello locale, però, per realtà indipendenti c’è ancora spazio. Una dinamica simile, per certi versi, si osserva anche nel beauty. «Negli ultimi anni sono esplosi gli indie brand», spiega Fogazzi. Marchi nati spesso sui social, capaci di costruire un rapporto diretto con i consumatori e di sottrarre quote di mercato alle multinazionali. «Le persone cercano un racconto più autentico rispetto a quello delle grandi aziende con il testimonial famoso». Il finale, però, è quasi sempre lo stesso: «I grandi gruppi comprano i più piccoli».
Tra battute e riflessioni emerge anche un tratto tipicamente italiano: la difficoltà a fare sistema. Fogazzi lo racconta con un esempio emblematico: «Il 70% del make up di lusso mondiale viene prodotto in Italia, tra Bergamo e Crema». Eppure, nel percepito globale, il beauty resta associato soprattutto alla Francia: «Non abbiamo mai fatto sistema». Una dinamica che Goretti ritrova anche nel cinema e nell’audiovisivo. «A volte si preferisce vendere a Gruppi stranieri piuttosto che collaborare tra aziende italiane», spiega. Il risultato è che molti operatori nazionali finiscono per essere acquisiti da realtà internazionali.
La decisione più difficile
La serata prosegue alternando temi di business e momenti più personali, cifra distintiva dei Business People Talks. Quando Alessio Viola chiede quale sia stata la decisione più difficile della loro carriera, Fogazzi nomina la scelta di aprire il capitale dell’azienda. «Cedere una minoranza a un fondo, Peninsula Capital, è stato difficilissimo, un parto podalico!». Una decisione necessaria per affrontare una nuova fase di crescita. «A un certo punto avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse a fare il salto manageriale». Su quel punto Goretti tornerà a fine serata, con una domanda diretta, quasi provocatoria, ma sincera: «Perché uno sta male quando vende una minoranza? Prende i soldi e continua a comandare…». Fogazzi sorride, ma la risposta è seria. «In quel momento non sapevo come fare il salto successivo». L’ingresso di un fondo, ha spiegato, è stato il modo per strutturare l’azienda e attrarre manager di alto livello: «Al tavolo dell’Estetista Cinica da sola non si sarebbero seduti. Con un fondo dentro, sì».
Per Goretti la sfida più complessa è stata invece un progetto produttivo ambizioso: realizzare una serie internazionale negli Stati Uniti senza avere una grande esperienza televisiva alle spalle. «La prima serie importante che abbiamo prodotto l’abbiamo fatta negli Stati Uniti, con un attore famoso e un regista importante». Il titolo era La verità sul caso Harry Quebert. Un successo certo, ma «il problema è quando vedi un budget di 45 milioni…», ricorda sorridendo.
L’evoluzione del beauty e del cinema
Il dialogo si sposta poi sulle trasformazioni dei due mercati. Nel cinema la questione centrale resta il futuro della sala. Goretti non ha dubbi: «Il cinema ha un futuro». Probabilmente, però, sarà diverso da quello che conosciamo oggi. Accanto al ruolo, sempre importante nella scelta delle pellicole, di distributori e produttori l’esperienza della sala cinematografica conterà sempre di più: si va verso sale più curate, poltrone comode, ambienti accoglienti. Un altro tema centrale per il futuro del settore riguarda il tax credit, il sistema di incentivi fiscali che sostiene l’industria audiovisiva. Goretti ne riconosce l’importanza, ma sottolinea anche la necessità di riformarlo. «È giusto che lo Stato controlli come vengono utilizzati i soldi pubblici», osserva il Ceo di Eagle Pictures. Il rischio, però, è ridurre troppo gli strumenti di sostegno. «Se si tagliano gli incentivi senza una fase di transizione, si rischia di paralizzare un’intera industria».
Nel beauty, invece, la sfida principale è la velocità del cambiamento. «In tre anni il mercato è cambiato completamente», osserva Fogazzi. I social network hanno trasformato il settore e creato nuovi fenomeni globali. Uno su tutti: la skincare tra le giovanissime: «Oggi bambine di otto anni vogliono i prodotti di skincare». Un fenomeno globale che la fondatrice di Veralab stigmatizza: «Io non me la sento di fare prodotti per queste età». Nel mondo digitale, spiega, i trend possono cambiare le sorti di un prodotto o di un brand nel giro di poche settimane. «I social hanno assunto un’importanza enorme e creano mode globali che partono all’improvviso».
Le leadership in tre parole
Come spesso accade nei Business People Talks, la parte finale della serata punta i riflettorita sul lato personale della leadership. Per Fogazzi essere leader significa prima di tutto «credibilità, preparazione e lavorare tantissimo». Goretti condivide questi principi, ma aggiunge un elemento che per lui è fondamentale: «La capacità di capire le persone con cui lavori». In altre parole, costruire un vero spirito di squadra. «Avere un rapporto umano positivo con i colleghi è la cosa più importante».
Tra film e skincare
Beauty routine e film preferiti: una domanda leggera che, nel corso della serata, ha unito i due mondi protagonisti dei BP Talks. Andrea Goretti ha confessato di avere un rapporto minimalista con la skincare: «Non uso creme, lavo semplicemente il viso con l’acqua fredda». Al massimo – ammette sorridendo – «uso saponetta o shampoo sotto la doccia». Cristina Fogazzi commenta divertita: «Anche mio marito fa così! E poi mi chiedono perché non realizzo una linea uomo!». Quando si parla di cinema, però, i ruoli si ribaltano. Fogazzi sceglie Magnolia di Paul Thomas Anderson: «Lo amo totalmente, l’ho visto migliaia di volte». Per Goretti la risposta è un grande classico: Il Padrino. «E non l’abbiamo distribuito noi!», scherza il Ceo di Eagle Pictures.
Gli altri appuntamenti con i Business People Talks
– Buona la prima!
– L’energia incontra lo streaming
– Due visioni, stessa ambizione
– Una serata tra visione e realtà

Da sinistra, Andrea Goretti, Ceo di Eagle Pictures, Alessio Viola e Cristina Fogazzi, Founder di Veralab© Valerio Pardi










