Nel vortice delle scadenze e della pressione quotidiana, capita a tutti di “alzare i toni”. Ma quando il linguaggio diventa tossico, lo stress si moltiplica. Lo conferma una recente ricerca condotta da Babbel for Business insieme a Censuswide, che ha analizzato il peso delle parole negli ambienti di lavoro italiani.
Secondo lo studio, quasi la metà degli italiani (46%) ammette di aver usato almeno una volta toni o espressioni poco professionali in situazioni di forte stress. Il dato sale drasticamente tra i più giovani: 75% per la Gen Z e 65% per i Millennial, contro il 47% della Gen X e appena il 32% dei Baby Boomer. Un segnale chiaro che, per le nuove generazioni, il carico emotivo si riflette con maggiore intensità sul modo di comunicare.
Le 8 frasi che andrebbero bandite dagli uffici
A partire dai risultati dell’indagine, ecco le otto espressioni che generano più disagio o risultano inadeguate sul posto di lavoro, e i motivi per cui sarebbe meglio evitarle.
“Ho brutte notizie” è la frase che innesca più ansia: lo pensa il 31% degli italiani, colpiti dal tono allarmante e dalla mancanza di trasparenza. Subito dopo, troviamo “dobbiamo parlare”, che fa schizzare l’ansia al 39% tra i Millennial, evocando scenari di conflitto o giudizio.
Tra i più giovani, invece, è “mi aspettavo di più da te” la frase più tossica: lo afferma il 37% della Gen Z, che vive con maggiore pressione le aspettative dei superiori.
Ma non sono solo queste le parole che lasciano il segno. Molti lavoratori segnalano anche frasi ‘da rimpianto’, ovvero quelle che, a mente fredda, si riconoscono come distruttive o poco professionali. In testa alla lista c’è “non è il mio lavoro” (33%), che comunica chiusura e mancanza di collaborazione. Seguono “fai sempre degli errori” (31%) e “non me ne importa nulla” (30%), due affermazioni che minano profondamente il clima di fiducia e rispetto reciproco. Chiudono la classifica “abbiamo sempre fatto così” (27%) e “non ho tempo” (25%), frasi che bloccano ogni tentativo di innovazione o confronto.
Il peso delle parole sul benessere aziendale
Dalla ricerca emerge un dato cruciale: oltre l’80% degli italiani percepisce l’impatto reale del linguaggio negativo sul luogo di lavoro. I danni si vedono nella motivazione e soddisfazione professionale (71%), nella qualità delle relazioni con i colleghi (70%) e nella capacità di comunicare in modo chiaro e assertivo (66%).
E non è tutto. Lo stress non compromette solo la lingua madre: il 58% degli italiani ammette di fare più errori quando deve esprimersi in una lingua straniera sotto pressione. Il risultato? Incertezza, frustrazione, perdita di fiducia. “Le parole che scegliamo al lavoro hanno un impatto concreto sul benessere dei colleghi e sulla performance dei team”, ricorda Maren Pauli, responsabile della Didattica di Babbel for Business. Allenare la mente a scegliere con più consapevolezza i termini da usare – anche attraverso l’apprendimento di una nuova lingua – può ridurre le tensioni e migliorare il clima lavorativo.
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