L’assegno unico universale rappresenta una delle principali misure di sostegno economico alle famiglie italiane e contribuisce, seppur in misura contenuta, a incentivare la natalità. Tuttavia, da solo potrebbe non bastare a favorire il lavoro femminine: è quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps, secondo cui i trasferimenti monetari rischiano di scoraggiare l’occupazione femminile se non vengono affiancati da politiche che facilitino la conciliazione tra lavoro e cura dei figli.
Lo studio evidenzia che strumenti come il bonus asilo nido e lo smart working producono effetti decisamente più positivi. In particolare, l’accesso al bonus nido aumenta di circa 6 punti percentuali la probabilità che una madre lavori, riducendo il peso economico e organizzativo dell’assistenza ai bambini nei primi anni di vita.
Tutti i fattori che incidono sul lavoro femminile in Italia
Stando ai dati Inps, ancora più significativo il ruolo del lavoro agile nel mondo professionale femminile. La possibilità di lavorare da remoto riduce fino all’87% la cosiddetta “child penalty”, ossia la penalizzazione professionale ed economica che molte donne subiscono dopo la nascita di un figlio. Inoltre, le lavoratrici che possono beneficiare dello smart working registrano un incremento retributivo che può arrivare fino a 1.300 euro nell’anno successivo alla maternità, oltre a mostrare effetti positivi anche sulla propensione ad avere figli.
Le conclusioni del Rapporto confermano quanto sostenuto da numerosi studi economici. Gli incentivi economici sono importanti, ma diventano realmente efficaci quando vengono integrati con servizi per l’infanzia, maggiore flessibilità organizzativa e politiche di conciliazione vita-lavoro.
Una recente analisi della Banca d’Italia, ad esempio, sottolinea come un migliore equilibrio nella distribuzione del lavoro domestico e una più ampia offerta di servizi educativi per la prima infanzia siano elementi fondamentali per aumentare stabilmente l’occupazione femminile.
© Riproduzione riservataBankitalia: se gli uomini condividono il lavoro domestico cresce l’occupazione femminile

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