Il mercato del lavoro italiano si fa sempre più complesso e competitivo. Secondo una recente indagine di LinkedIn, il 62% dei professionisti nel nostro Paese ritiene che trovare un nuovo impiego sia oggi più difficile rispetto a un anno fa. Una percezione condivisa da tutte le fasce d’età, in un contesto in cui convivono quattro generazioni con aspettative molto diverse tra loro.
Tra chi cerca, chi resta e chi parte, il quadro che emerge è quello di una forza lavoro polarizzata. Il 44% degli intervistati prevede di cercare un nuovo lavoro nel 2026, mentre il 46% non intende cambiare. I motivi della difficoltà? Elevata competizione per i ruoli disponibili (44%) e processi di selezione percepiti come sempre più rigidi (36%).
Giovani verso l’estero, senior frenati dall’età
Lo studio evidenzia forti differenze generazionali. Più di 8 giovani della Gen Z su 10 (81%) e quasi 2 millennial su 3 (67%) stanno valutando l’ipotesi di un trasferimento all’estero per motivi di carriera. Al contrario, i lavoratori più esperti lamentano che l’età rappresenti un ostacolo alla ricollocazione, pur vantando competenze ed esperienze consolidate.
Da qui nasce una domanda trasversale di maggiore equità nei processi di selezione, che molti ritengono troppo impersonali: il 49% degli intervistati afferma che i colloqui mancano di umanità, mentre il 24% segnala lunghi tempi di risposta e il 20% lamenta il fenomeno del ghosting, ovvero la completa assenza di riscontro.
L’intelligenza artificiale divide i candidati
Nel mercato italiano, solo 1 professionista su 5 crede che il merito venga sempre premiato, mentre per il 32% contano di più le conoscenze personali. Di conseguenza, cresce il desiderio di un sistema più trasparente e meritocratico: il 31% vorrebbe almeno la certezza che ogni candidatura venga valutata in modo imparziale.
A ridisegnare le dinamiche del lavoro è anche l’Intelligenza Artificiale, già presente in fase di selezione e in crescita nell’uso quotidiano. Il 59% dei professionisti si dice sicuro nell’utilizzarla, soprattutto tra Gen Z e Millennial. Ma l’adozione dell’IA genera opinioni discordanti: per il 44% è un’opportunità, perché può ridurre i bias nei colloqui; per il 46% è un ostacolo, rendendo più difficile emergere.
Non sorprende allora che solo il 26% si senta davvero pronto ad affrontare la ricerca di lavoro nel 2026, complice anche la velocità del cambiamento tecnologico e la necessità di acquisire nuove competenze.
Nonostante le difficoltà percepite da una larga parte dei professionisti, il mercato del lavoro continua a evolversi, e con esso emergono nuove figure professionali legate alla tecnologia, alla sostenibilità e ai servizi avanzati. Un segnale che, anche in un contesto complesso, restano aperti spazi di crescita per chi è pronto a coglierli.
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