Le imprese italiane cercano lavoratori introvabili, ma reperire personale qualificato sta diventando sempre più difficile. È il paradosso che emerge dagli ultimi dati sul mercato del lavoro: mentre le aziende aumentano le offerte di impiego, cresce anche il numero delle posizioni che restano scoperte per mancanza di candidati adeguati. Un fenomeno che coinvolge soprattutto industria, edilizia, turismo, logistica e professioni tecniche specializzate.
Secondo il rapporto “Talent Shortage 2026” di ManpowerGroup, il 70% delle aziende italiane dichiara di avere difficoltà nel reperire i profili professionali necessari. Un dato in lieve miglioramento rispetto al 2025, ma ancora tra i più alti in Europa.
Anche il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro conferma il problema. Nei primi mesi del 2026 quasi il 47% delle assunzioni programmate risultava di difficile copertura. A febbraio erano previste oltre 424mila nuove entrate nel mondo del lavoro, ma quasi 200mila posizioni rischiavano di restare vacanti.
Tutte le criticità occupazionali
Le difficoltà maggiori che riguardano i lavoratori introvabili sono inerenti alla specializzazione: tecnici industriali, programmatori informatici, autisti, idraulici, elettricisti e figure legate alla ristorazione e al turismo. Particolarmente critica la situazione nelle costruzioni e nella metalmeccanica, dove in alcuni casi oltre il 60% delle figure richieste è considerato “introvabile”.
Alla base del problema c’è il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro: le competenze richieste dalle imprese non coincidono con quelle disponibili sul mercato. Pesano inoltre il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione attiva e la fuga di giovani qualificati verso l’estero.
Ma il tema riguarda anche stipendi e qualità del lavoro. In molte discussioni online e forum dedicati al lavoro, numerosi utenti sottolineano come salari bassi, precarietà e condizioni contrattuali poco attrattive scoraggino i candidati, soprattutto nei settori più faticosi.
Negli ultimi anni diverse aziende hanno iniziato a offrire benefit aggiuntivi, maggiore flessibilità e smart working per attrarre personale, ma secondo gli esperti serviranno soprattutto investimenti strutturali in formazione tecnica e professionale. Confartigianato ha evidenziato che la mancanza di ricambio generazionale sta creando forti difficoltà soprattutto nelle piccole e medie imprese artigiane.
Il rischio, avvertono imprese e associazioni di categoria, è che la carenza di lavoratori qualificati finisca per rallentare investimenti, crescita economica e competitività del sistema produttivo italiano nei prossimi anni.
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