Anche nel 2025 i salari in Italia hanno registrato una crescita superiore all’inflazione, confermando una tendenza positiva dopo lo shock dei prezzi seguito alla pandemia. Secondo i dati diffusi dall’Istat, le retribuzioni legate ai contratti nazionali hanno segnato una crescita del 3,1%, in linea con il dato del 2024, a fronte di un aumento dei prezzi dell’1,7% calcolato secondo l’indice Ipca.
Tutti i dati sull’aumento dei salari
L’incremento è stato più marcato nel settore privato, che segna un +3,2%, spinta principalmente dal settore agricolo (+5,0%) e industriale (+3,4%), mentre i servizi privati hanno registrato un +3,0%. La Pubblica Amministrazione ha visto un incremento più contenuto, fermandosi al +2,7%.
Nonostante questi dati positivi, il recupero degli ultimi due anni non basta a colmare il divario accumulato durante la pandemia. Dal 2020, infatti, i prezzi sono cresciuti di circa il 19%, mentre le retribuzioni sono aumentate solo dell’11%, evidenziando una perdita significativa di potere d’acquisto per i lavoratori.
Le dichiarazioni dell’Unione Nazionale dei Consumatori
Il tema è stato sottolineato anche dalle associazioni dei consumatori. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori, ha definito i salari in crescita “irrisori e inadeguati”. Secondo lui, i rialzi del 2025 dipendono dai rinnovi contrattuali relativi al triennio 2022-2024, anni in cui l’inflazione ha raggiunto livelli record: +8,1% nel 2022 e +5,7% nel 2023. “L’aumento salariale è stato veramente misero, per non dire vergognoso, ben inferiore all’inflazione registrata nel periodo corrispondente”, ha aggiunto.
A fine dicembre 2025, risultano in vigore 48 contratti collettivi nazionali per la parte economica, che coprono circa 7,6 milioni di lavoratori, pari al 57,8% del totale dei dipendenti. Il dato conferma l’importanza dei contratti collettivi nel definire le retribuzioni e sottolinea la necessità di un adeguamento più strutturale dei salari, soprattutto alla luce dei periodi di inflazione eccezionale registrati negli ultimi anni.
Nonostante il trend positivo, l’Istat e le associazioni di consumatori concordano su un punto. Se, da un lato, i salari continuano a crescere; dall’altro, il ritardo accumulato rispetto all’inflazione rimane consistente, richiedendo interventi mirati per riportare il potere d’acquisto dei lavoratori ai livelli pre-crisi.
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