La prima è stata General Electrics, che nel 1956 inaugura a Crotonville, nello stato di New York, il John Welch Leadership Development Centre, luogo iconico dove per decenni generazioni di dirigenti hanno appreso le tecniche di gestione e leadership. Nel 1961 è la volta di McDonald’s con la sua Hamburger University, in Illinois, che ancora oggi, con campus a Hong Kong, Sidney, Amburgo, Tokyo, Singapore e Dubai, forma il personale dei negozi su valori e procedure operative.
Nel 1962 Walt Disney inaugura la Disney University, con l’obiettivo di trasmettere la conoscenza di base delle tradizioni e delle filosofie Disney ai dipendenti dei parchi. E in Italia? L’antesignano è Enrico Mattei, che nel 1957 fonda la Scuola Superiore sugli idrocarburi, embrione dell’attuale Eni Corporate University, che realizza programmi per lo sviluppo delle competenze sia tecniche che manageriali: solo nel 2024 ha erogato più di un milione di ore di formazione in presenza e a distanza, con una media di 32 ore a dipendente.
«Che si chiamino Corporate University, Corporate Academy, Academy aziendali, si tratta di strutture stabili all’interno di un’azienda che istituzionalizzano la formazione e le danno dignità», spiega Emilio Bellini, docente di Leadership and Innovation al Politecnico di Milano. La loro funzione: allineare costantemente la conoscenza disponibile internamente con gli obiettivi tracciati dalla strategia aziendale.

Il trend, che interessa anche le pmi, non è passeggero, ma indicativo di un cambiamento in corso © Getty Images
Il fenomeno, che non riguarda solo le grandi aziende ma anche le piccole e medie, è in forte ascesa: solo in Italia il numero delle Academy aziendali è salito dalle 25 del 2010 alle 232 del 2024, di cui 79 soltanto in Emilia Romagna (Rapporto Assoknowledge 2025). Più della metà ha un’infrastruttura fisica dedicata. Una crescita che non può essere letta come fenomeno passeggero, ma è indicativa di un cambiamento in corso.
Ed ecco l’Università del Caffè di Illy, nata nel 1999 con l’intento di promuovere e migliorare la conoscenza di tutta la filiera. Rivolta ai baristi, ai coltivatori e ai produttori ma anche agli appassionati: sede a Trieste, ha 23 filiali in tutto il mondo. O la Mediolanum Corporate University, inaugurata nel 2009, con i suoi 100 relatori appartenenti alla rete di family banker, dipendenti e manager del gruppo, che vuole invece veicolare strategie, sapere aziendale e patrimonio esperienziale della banca. O infine la Human Academy di NTT Data, multinazionale giapponese di servizi di consulenza e IT, che con più di 7 mila corsi fruibili online e circa 2.300 certificazioni tecniche e metodologiche, permette ai dipendenti di sviluppare soft skill e competenze su Information & Communication Technology e trasformazione digitale.
«Non esiste un modello unico», conferma Bellini. «Ogni azienda progetta la propria Academy a seconda delle esigenze. Ci sono quelle più focalizzate sull’addestramento, che hanno contenuti operativi e verticali e si rivolgono in genere al personale che deve svolgere funzioni tecnico-operative. E quelle di “formazione”, che trasmettono contenuti orizzontali, cioè metodologie, approcci, strumenti o tematiche manageriali come la leadership o la gestione dei team. La loro evoluzione nel tempo ha seguito infatti due direttrici principali. Alcune (possiamo chiamarle employee driven) sono create per favorire lo sviluppo delle competenze e della crescita dei dipendenti, altre (value driven) sono a supporto del business e della creazione di valore».

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Dal punto di vista organizzativo, talvolta tali strutture – succede molto spesso nel caso delle Corporate University come quella di Eni – costituiscono un’entità legale separata. In altri casi – come in quello di Generali Group Academy del Gruppo Generali, che ogni anno eroga 32,7 ore medie di formazione pro capite al 100% dei dipendenti – sono funzioni all’interno dell’azienda. I corsi possono essere affidati a società di formazione (è il caso di Accor, gruppo alberghiero internazionale, che ha creato un’Academy che funziona in modalità blended), a enti formativi esterni come università e business school, o agli stessi colleghi: è infatti frequente che vengano create delle faculty, formate da personale interno specializzato nelle diverse tematiche aziendali.
«Spesso nel nostro Paese le aziende non riescono a trovare profili in linea con i loro obiettivi di business. Molte Academy nascono quindi con lo scopo specifico di formare i nuovi entranti», conclude Bellini. «Il problema riguarda in particolare le grandi società di consulenza ». Come Accenture, che ogni anno è alla ricerca di 3-4 mila neolaureati nel mercato Stem e si scontra con la difficoltà nel reperirli. “Academy” in questo caso non designa l’offerta formativa dell’azienda nel suo insieme, ma una serie di percorsi in fase pre-assuntiva per raccordare la preparazione accademica dei neolaureati alle esigenze del business. Ma non solo.
Anche ITP, azienda di 250 dipendenti che produce pellicole plastiche sostenibili, dopo la pandemia, con la trasformazione del mercato del lavoro e la situazione demografica italiana, si è trovata a fronteggiare il problema della scarsità di competenze: la sua Academy è interamente focalizzata sull’acquisizione di nuove figure. Mentre Loccioni – impresa che progetta e realizza sistemi di misura e controllo personalizzati per migliorare qualità, sicurezza ed efficienza di prodotti e processi industriali – da più di 30 anni s’impegna ad avvicinare i giovani alle sue attività: il percorso di attrazione di talenti inizia dalla scuola primaria con i laboratori di coding e tecnologia e continua alle superiori con la convergenza scuola lavoro, con un progetto che si chiama Bluzone, che prevede spazi e risorse destinate all’incontro con gli studenti. Quelli a maggior potenziale entrano nel Vivaio, con progetti di tesi o tirocinio e, finiti gli studi, possono intraprendere un percorso formativo di due anni e mezzo (chiamato Doc), che alterna momenti in aula e formazione sul campo, per consentire ai neoassunti di trasformare la conoscenza che viene dallo studio in competenza.
Un unico sistema in tutti i Paesi
Colloquio con Alessandra Pini, Head of Learning and Talent Development di Pirelli

Un sistema unico di riferimento per tutti i Paesi in cui l’azienda è presente, accessibile da un’unica piattaforma e orientato a garantire una diffusione omogenea di contenuti». Alessandra Pini, Head of Learning and Talent Development, ci spiega il funzionamento del modello formativo di Pirelli, varato nel 2012 e che permea tutte le funzioni aziendali, da quelle operative alle manageriali. Con 18 impianti produttivi in 12 Paesi e più di 31 mila dipendenti, Pirelli è tra i maggiori produttori mondiali di pneumatici, e l’unico che si rivolge interamente al mercato consumer.
Com’è articolata la vostra formazione?
Si fonda su quattro pilastri. La School of management, cioè l’offerta formativa dedicata allo sviluppo delle competenze manageriali, che comprende corsi che mirano allo sviluppo dei cosiddetti key behaviour (i comportamenti strategici per raggiungere gli obiettivi aziendali, ndr), i percorsi di onboarding e a supporto dello sviluppo dei ruoli manageriali. Le Professional Academy, pensate per accompagnare lo sviluppo delle competenze tecnico-specialistiche. Le Global Activities, che si focalizzano su tematiche di interesse globale, per esempio in materia di cybersecurity e Diversity Equity and Inclusion. La Local Education, dedicata ai bisogni specifici delle diverse realtà in cui l’azienda opera, che copre i contenuti non offerti dagli altri tre pilastri.
Le Professional Academy costituiscono una parte di questo sistema…
Ne sono il cuore pulsante, perché coprono tutte le aree di competenza dell’azienda: dagli acquisti alla produzione, dalle competenze finanziarie e amministrative alle vendite, passando per la supply chain, la qualità, le risorse umane, il digital, le tematiche relative a salute, sicurezza e ambiente. Attualmente sono dieci, la prima a nascere è stata nel 2012 quella dedicata alla ricerca e sviluppo: fondamentale perché preserva la memoria specialistica e il knowhow tecnico dei colleghi più esperti».
Qual è la loro caratteristica?
Il responsabile di ogni Professional Academy è un manager che lavora in quella funzione, elemento molto importante perché ne conosce i processi e i ruoli e ne comprende i fabbisogni formativi, attuali e futuri. Anche i formatori sono per lo più internal trainer, cioè colleghi identificati come “i massimi esperti in materia”. Sono loro che detengono il know-how specialistico dell’azienda, e a loro volta seguono dei percorsi di formazione su come trasmetterlo nella maniera più efficace. Ma può capitare che su alcune materie si integri la formazione da parte dei colleghi con quella che arriva da docenti esterni, che sono invece prevalenti nei corsi della School of management.
Chi accede ai corsi?
Se guardiamo alla totalità della formazione, nel 2024 il 94% della popolazione aziendale ha partecipato ad almeno un’iniziativa formativa e le giornate di formazione media pro capite sono state 6,9 all’anno. Tutti i dipendenti hanno un accesso alla piattaforma Learning Lab, la cui offerta si aggiorna costantemente in base alle necessità aziendali e alle evoluzioni del mercato.
Come si accede ai vari corsi?
Se si tratta di una formazione prevista dal ruolo che la persona ricopre, si riceve un invito dall’Academy o dalla funzione learning. Se invece risponde a una necessità specifica individuale, si definisce insieme al proprio responsabile. Ci sono poi i contenuti online, accessibili a tutti e che ognuno può utilizzare in autonomia attraverso la piattaforma.
Perché è importante che un’azienda offra una formazione strutturata ai suoi dipendenti?
Il contesto in cui le aziende operano è caratterizzato da profonde trasformazioni, e l’aggiornamento delle competenze è diventato un elemento chiave di competitività. Difficilmente però può essere demandato a iniziative isolate o locali. A questo si aggiunge la ricchezza di profili all’interno dell’azienda e di conseguenza la varietà di fabbisogni formativi.
Articolo pubblicato su Business People di ottobre 2025, scarica il numero o abbonati qui
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