Il colosso olandese della birra Heineken ha annunciato un piano di ristrutturazione globale che comporterà tra i 5 mila e i 6 mila licenziamenti nei prossimi due anni. La misura è stata comunicata insieme ai risultati finanziari del 2025 e riflette un contesto di mercato ritenuto “difficile”, con una domanda di birra in rallentamento in molte aree del mondo.
Con una forza lavoro globale di circa 87 mila persone, la riduzione annunciata dall’azienda rappresenta circa il 7% dell’organico mondiale. I tagli riguarderanno diverse aree operative, incluse strutture amministrative, alcune catene di approvvigionamento e funzioni non strategiche, con particolare attenzione all’ottimizzazione dei costi e all’aumento della produttività su larga scala.
Le ragioni dei tagli pianificati da Heineken
La decisione relativa ai licenziamenti arriva in un momento in cui Heineken sta affrontando una domanda più debole, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. In queste aree i consumi di birra sono in contrazione a causa dei cambiamenti nei comportamenti dei consumatori, delle pressioni economiche e del crescente interesse verso alternative non alcoliche.
Nonostante il piano di riduzione del personale, l’azienda ha chiuso il 2025 con risultati finanziari migliori delle attese. L’utile operativo organico è cresciuto di oltre il 4%, mentre i ricavi hanno mostrato un incremento. Tuttavia, i volumi complessivi delle vendite di birra sono diminuiti, evidenziando la necessità di ripensare l’organizzazione per sostenere la crescita futura.
La strategia per il 2026
L’azienda ha anche aggiornato le previsioni per il 2026, indicando che la crescita dell’utile operativo potrebbe attestarsi tra il 2% e il 6%, in ribasso rispetto alla guidance precedente. Questo indica un approccio prudente al prossimo esercizio in un contesto di mercato incerto. La notizia dei licenziamenti segue anche l’annuncio delle dimissioni del Ceo Dolf van den Brink, che lascerà la guida dell’azienda dopo quasi sei anni al comando, segnando un periodo di transizione manageriale per il gruppo.
L’impatto occupazionale sarà significativo, con possibili ripercussioni anche per i fornitori e gli indotti locali di mercati importanti come quello europeo. Sindacati e osservatori economici stanno già valutando le conseguenze sociali della riorganizzazione, mentre l’azienda ha dichiarato l’intenzione di supportare i lavoratori coinvolti con percorsi di assistenza.
© Riproduzione riservata






