Freelance dopo il lavoro dipendente: come iniziare da zero

Freelance dopo il lavoro dipendente: come iniziare da zero e avere successo© Shutterstock

Il passaggio a freelance dopo il lavoro dipendente comporta cambiamenti non soltanto operativi, ma anche fiscali, psicologici e organizzativi. Per chi decide di intraprendere questa strada, è importante muoversi gradualmente, informarsi bene, pianificare con cura e usare le risorse che lo Stato e altre istituzioni mettono a disposizione. Ecco una guida strutturata con gli step fondamentali, i rischi, i vantaggi e le risorse utili.

Perché diventare freelance conviene

Diventare freelance dopo il lavoro dipendente comporta dei rischi, ma rappresenta anche un’opportunità. Prima di tutto offre una maggiore flessibilità in termini di orari e luogo di lavoro. Si ha un controllo diretto sul tipo di lavoro che si svolge, sui clienti e sul carico di lavoro. Inoltre, potenzialmente, si possono ottenere guadagni più alti: il segreto è posizionarsi bene e ottenere clienti sufficienti. Poi c’è la possibilità di diversificare con più clienti, progetti diversi e opportunità migliori.

Quali sono i contro della libera professione

Ci sono anche degli svantaggi da calcolare e non prendere sottogamba. Uno fra tutti è la mancanza di stabilità. Non c’è uno stipendio fisso, non vengono considerate le ferie pagate e non ci sono tutele automatiche in caso di malattia o altri impedimenti oggettivi.

Oltretutto bisogna occuparsi di contabilità, tasse, contributi previdenziali, eventualmente anche di assicurazioni professionali. Possono esserci periodi di fermo, con poca o nessuna attività. Questo succede soprattutto all’inizio e più generare incertezze finanziarie. Ecco perché bisogna valutare bene i costi e i benefici, facendo un bilancio prima di lanciarsi nel vuoto.

Aspirazioni da freelance: la valutazione preliminare

Prima di trasformare in concreto il passaggio a freelance dopo un lavoro da dipendente, è necessaria un’analisi delle competenze trasferibili. È consigliabile fare una lista delle proprie abilità professionali, dei punti di forza, di cosa già si possa offrire come freelance. Magari si posseggono già esperienze collaterali che potrebbero trasformarsi in guadagno.

In secondo luogo serve un portfolio. Anche se si lavora come dipendente, si può iniziare a raccogliere lavori significativi da mostrare: progetti personali, collaborazioni, lavori svolti per l’azienda (se non protetti da accordi di riservatezza), contributi extra. Serve per mostrare credibilità.

Come affrontare e sostenere il salto nel vuoto

Una raccomandazione frequente è quella di mettere da parte almeno tre-sei mesi di spese fisse, così da avere un cuscinetto quando le entrate da freelance non sono ancora stabili. Inoltre è utile sapere chi sono i possibili clienti, che tassi chiedono, che tipi di servizi sono richiesti nel proprio settore. Dopodiché conviene cominciare a costruire una rete (vecchi colleghi, contatti, eventi di settore, social media) che può dare opportunità da cogliere.

Se possibile e lo prevede il contratto, iniziare a essere freelance mentre si è ancora dipendenti può essere un buon compromesso per fare una serie di valutazioni sul campo, senza avere la pressione di dover guadagnare subito in maniera tale da potersi sostenere economicamente.

Freelance in Italia: aspetti legali, fiscali e burocratici

Chi vuole essere freelance in Italia deve avere una partita Iva: è il primo passo ed è indispensabile perché dà la possibilità di emettere fattura e di lavorare nel rispetto della legge. Ovviamente si deve optare per il regime fiscale più adatto e conveniente.

Quelli maggiormente rilevanti sono il forfettario (o flat‑tax per nuove attività) ed è molto usato da nuovi freelance per la semplicità. Per potervi accedere non si può superare un determinato limite in termini di ricavo annuo.  L’aliquota è agevolata, per esempio al 15% o 5% per i primi anni se si rispettano certe condizioni. Infine la burocrazia è ridotta e si devono rispettare minori obblighi contabili.

Se si superano determinate soglie di fatturato, si hanno costi rilevanti e si vogliono dedurre le spese è necessario passare al regime ordinario/semplificato. I costi possono essere più importanti, ma non c’è altra soluzione, soprattutto se si è fatto consapevolmente il passaggio a freelance da lavoro dipendente.

In ogni caso, è obbligatoria l’iscrizione all’Inps, nella gestione previdenziale corretta per il proprio caso: in questo modo è possibile garantire pensione, assistenza sanitaria e coperture sociali. L’ammontare delle contribuzioni dipende dal reddito, dal regime fiscale e dalla categoria professionale alla quale si appartiene.

Se la professione è regolamentata – come nel caso di architetti, avvocati e giornalisti per esempio – serve l’iscrizione agli albi professionali e alle casse previdenziali di appartenenza. Qualora si decidesse di vendere beni o servizi che richiedono Iva, oppure si hanno rapporti con l’estero, è necessario verificare se serve contribuire all’Iva (e in che misura) o se ci si deve registrare al sistema VIES. Inoltre, se richiesta dal tipo di attività, si deve procedere all’iscrizione alla Camera di Commercio.

Business plan: un passaggio indispensabile per ottenere risultati concreti

Quando si lascia un lavoro dipendente, ma non solo, è necessario un business plan. Si devono calcolare le spese fisse mensili come affitto, bollette, cibo, trasporti, contribuzioni, spese professionali. Si deve stabilire un budget minimo per iniziare, sapere quanto serve ogni mese per stare tranquilli considerando anche eventuali imprevisti.

È necessario imparare a gestire il flusso di cassa. Il che si traduce nel richiedere pagamenti, stabilire i tempi di pagamento dei clienti e fare in modo che avvengano in anticipo se possibile. Inoltre conviene studiare cosa chiedono altri concorrenti del proprio settore, valutare il valore che si offre e calcolare quanto si debba fatturare per raggiungere il reddito desiderato (non dimenticando tasse e contributi).

Branding, marketing e acquisizione clienti

Se si vuole diventare freelance dopo il lavoro dipendente, serve costruire una presenza online. Un sito web, un profilo LinkedIn curato e un portfolio digitale. Inoltre, spesso un libero professionista che si specializza in una nicchia ha maggiori possibilità di distinguersi e di chiedere tariffe più alte. Fare rete può essere un tratto distintivo. Conviene quindi partecipare a eventi, gruppi professionali, collaborazioni. Spesso a fare la differenza è il passaparola.

Esistono piattaforme per freelance – come Upwork, Freelancer, Fiverr o equivalenti locali/internazionali – che possono servire per intercettare i primi clienti. L’importante è costruire buone recensioni, offrire valore sin dall’inizio e lavorare su una corporate identity.

Timing: quando fare il salto e diventare freelance

Non c’è un momento perfetto, ma alcune condizioni aiutano. Fra queste, avere già qualche cliente stabile o progetti che possono continuare. Oltretutto bisogna sentirsi pronti dal punto di vista delle competenze tecniche e gestionali, aver accumulato risparmi sufficienti per affrontare alcune mensilità ‘a vuoto’.

Bisogna sapere come gestire le attività non-produttive come l’amministrazione, la contabilità e il marketing. Come già accennato, poi, si può iniziare mentre si è ancora dipendente, per esempio dedicando serate o weekend a testare il mercato, capire se è un cambiamento che si può sostenere finanziariamente.

Sfide da affrontare per avere successo

Non è facile saper gestire il tempo. Il freelance deve sapersi organizzare, evitare la procrastinazione, bilanciare lavoro produttivo, marketing, gestione clienti. Non avere colleghi con cui confrontarsi può essere difficile, ecco perché conviene cercare una comunità, appartenere a dei gruppi e affidarsi a un mentore.

Inoltre non è facile affrontare i mesi con poche entrate, gestire i clienti che pagano in ritardo e le ipotetiche variazioni stagionali. Serve elasticità mentale e finanziaria. Ma anche conoscere le leggi fiscali e il regime contributivo: i requisiti legali possono variare e bisogna restare aggiornati attraverso un bravo commercialista e basandosi sulle fonti ufficiali.

Il passaggio a freelance da lavoro dipendente non dovrebbe avvenire all’improvviso, ma piuttosto essere il risultato di una pianificazione graduale e consapevole. Un approccio a tappe può aiutare a ridurre al minimo i rischi e a massimizzare le probabilità di successo.

In sintesi, stabilire tutto con attenzione permette di evitare le insidie più comuni e di costruire una carriera solida e sostenibile. Non si tratta di un cambiamento da prendere alla leggera ma, con metodo e visione a lungo termine, può trasformarsi in un’opportunità concreta di crescita personale e professionale.

In definitiva, diventare freelance è una sfida, ma è perfettamente fattibile se affrontata con preparazione. Le chiavi del successo sono un’informazione accurata sulle norme fiscali e legali, avere prudenza nella pianificazione finanziaria, dedicarsi allo sviluppo continuo delle competenze e del brand, costruire una rete di clienti affidabile.

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