Fondazione Ennio Doris, nuova alleanza per i giovani talenti

Con UniMoRe e Italcer prende forma il primo partenariato territoriale della Fondazione: mentorship, formazione e 15 borse di studio per studenti universitari

Fondazione Ennio Doris, nuova alleanza per i giovani talentiDa sinistra: Graziano Verdi (a.d. di Italcer Group), Monia Montorsi (Vicerettrice con delega alla Comunità studentesca, Orientamento e Diritto allo studio di UniMoRe), Klaudia Gjura (studentessa), Sara Doris (presidente Fondazione Ennio Doris), Luigi Baronchelli (studente), Mattia Maran (studente)

La crescita di uno studente non passa soltanto dai voti o dal sostegno economico. È da questa idea che prende forma il nuovo progetto lanciato da Fondazione Ennio Doris insieme a Università di Modena e Reggio Emilia (UniMoRe) e Italcer Group, un modello che unisce borse di studio, mentorship e sviluppo delle competenze trasversali per accompagnare gli universitari nel passaggio verso il mondo del lavoro.

L’iniziativa, presentata oggi a Modena, rappresenta una svolta per la Fondazione nata nel 2022 per dare continuità all’eredità valoriale di Ennio Doris. Per la prima volta, infatti, il progetto coinvolge contemporaneamente un’università fuori da Milano e un’azienda partner. Un passaggio che segna l’evoluzione di un’esperienza avviata tre anni fa e che ha già coinvolto 45 studenti, con gruppi da 15 ragazzi all’anno.

A partire dall’autunno 2026 saranno assegnate 15 borse di studio a studenti di UniMoRe selezionati in base a criteri di merito e reddito. Accanto al contributo economico, i ragazzi entreranno in un percorso triennale fatto di workshop, incontri con professionisti, attività di orientamento e momenti dedicati alle soft skill.

Sara Doris, presidente della Fondazione, ha spiegato che l’obiettivo è costruire una comunità sempre più ampia attorno ai giovani talenti, replicando il modello in altri territori italiani attraverso nuove partnership annuali con imprese e università. Alla base del progetto c’è l’idea di ricreare per gli studenti un ambiente familiare e accogliente, capace di accompagnarli anche oltre il percorso universitario. “Vogliamo farlo a modo nostro: essendo vicini a quei ragazzi, facendoli sentire accolti in una famiglia, dove ci si dedica perché possano coltivare i loro talenti”, ha raccontato.

La nascita della Fondazione è legata direttamente alla storia del padre. Dopo la scomparsa di Ennio Doris, avvenuta cinque anni fa, la moglie Lina Tombolato e i figli Sara e Massimo Doris hanno deciso di proseguire il percorso di solidarietà che il fondatore di Banca Mediolanum aveva portato avanti per tutta la vita.

Il progetto di Fondazione Ennio Doris con UniMoRe e Italcer

Nel racconto di Sara Doris emerge il legame tra questa iniziativa e il percorso umano del padre, cresciuto nella campagna veneta degli anni 40 e riuscito a studiare anche grazie alle borse di studio ricevute da giovane. “Dietro la sfortuna di un evento si cela anche una grande occasione”, ha ricordato, parlando della malattia che aveva impedito a Ennio Doris di iniziare a lavorare con la famiglia, ma permettendogli di proseguire gli studi.

Io gratuitamente ho ricevuto e gratuitamente devo dare”, ripeteva spesso il fondatore di Banca Mediolanum. Da qui l’idea di costruire un progetto che non si limitasse al sostegno economico, ma che accompagnasse i ragazzi in una crescita personale continua.

Il programma punta soprattutto sulla creazione di una rete di relazioni. I mentor e i formatori coinvolti sono in gran parte professionisti che dedicano il proprio tempo in modo continuativo e pro bono. Molti di loro arrivano da realtà esterne al mondo di Banca Mediolanum.

Ogni mese gli studenti partecipano a workshop, webinar e incontri dedicati allo sviluppo delle competenze trasversali, dalla comunicazione alla resilienza, passando per la gestione delle relazioni e dell’incertezza professionale.

Secondo la vicerettrice di UniMoRe Monia Montorsi, il progetto risponde alla necessità di accompagnare gli studenti in una fase storica caratterizzata da un mercato del lavoro sempre più instabile e dinamico. Per questo, ha spiegato, l’università deve aiutare i ragazzi non soltanto sul piano accademico ma anche personale: “L’università non forma solo gli studenti, ma crea cittadini consapevoli”. Le competenze tecniche, ha aggiunto, rischiano infatti di diventare rapidamente obsolete e per questo diventa decisivo sviluppare capacità di adattamento e orientamento.

La partnership con Italcer, un modello replicabile

L’accordo con Italcer Group rappresenta la prima partnership della Fondazione con un’azienda. L’amministratore delegato Graziano Verdi ha raccontato di aver aderito al progetto immediatamente, condividendone l’approccio educativo e sociale.

Il gruppo ceramico sosterrà l’iniziativa non soltanto dal punto di vista economico, ma anche attraverso percorsi formativi collegati alla propria academy aziendale. L’idea è rafforzare il legame tra università e impresa, offrendo agli studenti strumenti concreti per affrontare il mondo del lavoro.

Per la Fondazione questo modello dovrà diventare replicabile. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere un nuovo partner aziendale ogni anno nei prossimi cinque anni, allargando progressivamente la community di studenti e mentor.

Le storie degli studenti

Durante la presentazione sono intervenuti anche alcuni ragazzi che hanno appena concluso il percorsi promosso dalla Fondazione Ennio Doris. Luigi Baronchelli, uno dei primi studenti coinvolti, arriva da un piccolo paese della bergamasca di appena 500 abitanti. Oggi ha una formazione da ingegnere e punta a costruire un futuro nella ricerca ad alto livello. Raccontando il suo ingresso nel programma, ha spiegato che la Fondazione ha saputo vedere in lui qualità che lui stesso non aveva ancora riconosciuto.

Per Klaudia Gjura, che ha studiato con l’obiettivo di lavorare nel settore dell’intermediazione bancaria, il valore dell’esperienza è stato soprattutto umano: dai workshop sulla comunicazione fino agli incontri con coach e mentor, passando per il supporto psicologico messo a disposizione dalla Fondazione. “La fondazione mi ha dato il coraggio di sognare”, ha raccontato.

Più emotivo il racconto di Mattia Maran, appassionato di finanza fin dall’età di 17 anni. Nel suo intervento ha sottolineato soprattutto il clima creato attorno agli studenti dalla Fondazione. “Ci hanno fatto sentire accolti con un gesto semplicissimo, stringendoci la mano”, ha raccontato. Una mano, ha spiegato, rivolta verso l’alto, come gesto di apertura e accoglienza. “Con quella mano ci hanno portato nel mondo dei grandi”.

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