Feedback professionale: come chiederlo e usarlo per crescere

Feedback professionale: come chiederlo e usarlo per crescere sul lavoro© Shutterstock

Nel contesto moderno il feedback professionale non è qualcosa di opzionale, ma un elemento chiave per lo sviluppo personale e la crescita di carriera. Non si tratta semplicemente di ricevere opinioni, bensì di instaurare un processo continuo che permetta di correggere il tiro, valorizzare i punti di forza, colmare le lacune, migliorare le relazioni professionali e allinearsi alle aspettative dell’organizzazione. Chi sa chiederlo e usarlo con consapevolezza ha maggiori probabilità di emergere, essere motivato e produrre un lavoro di qualità superiore.

Perché il feedback è importante: alcune ragioni fondamentali

Il feedback professionale offre prospettive esterne sul modo in cui gli altri percepiscono lavoro, comportamento, punti di forza, aree di miglioramento. Spesso si è inconsapevoli di certe abitudini o difetti finché non vengono segnalati. È importante per capire se ciò che si sta facendo è in linea con le priorità del team, del manager, dell’azienda.

Aiuta a evitare sforzi inutili o distorsioni. I manager che lo forniscono di frequente formano dei dipendenti con maggiore motivazione e più coinvolti. Inoltre tradurlo in azioni concrete permette progressi reali, impedendo che piccoli problemi diventino grandi ostacoli. I leader che chiedono un feedback professionale dimostrano apertura mentale, capacità di miglioramento e creano un clima in cui anche altri sono incoraggiati a dare ed accogliere input. Usare questa strategia è un segnale importante per la leadership distribuita.

Come chiedere un feedback: principi e momenti giusti

Ricevere un feedback professionale utile comincia con il modo in cui lo si richiede. Bisogna essere specifici ed evitare domande generiche tipo: “Dimmi come sto andando”. È meglio chiedere su aspetti precisi: “Vorrei un feedback sulla struttura della mia presentazione” oppure “come posso migliorare la chiarezza dei miei report?”. Ciò rende più probabile che il parere sia concreto e si traduca in un miglioramento.

Va chiesto durante le fasi intermedie di un progetto, non solo alla fine. Amantha Imber, imprenditrice australiana e fondatrice di Inventium, una società di consulenza per le innovazioni che collabora con brand di fama internazionale,  sostiene che chiedere un feedback quando il lavoro è già al 50‑60% permette di avere più margine per cambiare direzione se necessario.

È importante averlo dopo progetti importanti, cambiamenti di ruolo o all’inizio di un nuovo compito; così come conta molto scegliere le persone giuste a cui domandarlo. Non tutti sono ugualmente utili per ogni tipo di feedback. Alcuni possono vedere solo particolari aspetti del lavoro. Va bene chiedere al manager, ai colleghi, ai collaboratori esterni. Diverse prospettive aiutano a costruire un quadro più completo.

Feedback professionali efficaci: altri consigli utili

È consigliabile chiedere un feedback professionale in un luogo e/o in un momento tranquillo, dove chi lo dà non sia sotto pressione e chi lo riceve si trovi in una posizione mentale aperta. Meglio evitare momenti di stress, appena prima di scadenze importanti se possibile.

Bisogna spiegare perché si vuole quel feedback, come si pensa di fruttarlo. Dire qualcosa come “voglio migliorare questo aspetto perché penso possa aiutare il team” permette di orientare la conversazione e mette l’altra persona nella giusta disposizione. Non serve mettersi sulla difensiva, anzi: è controproducente. È bene ascoltare, chiedere chiarimenti se qualcosa non è chiaro e ringraziare. Anche se il parere è una critica, è utile.

Strumenti e modelli da conoscere e utilizzare

Alcuni metodi strutturati possono aiutare a rendere più efficace la richiesta e l’uso del parere. Fra questi ci sono i feedback 360‑gradi che coinvolgono valutazioni da più fonti: manager, colleghi, diretti, talvolta clienti. Utile per avere una visione ampia del proprio comportamento e impatto.

Molto funzionale è lo Start/Stop/Continue, o Stop‑Keep‑Start, che consiste nel chiedere cosa dovrebbe interrompersi, cosa dovrebbe continuare e cosa fare per iniziare di nuovo. È semplice, intuitivo e aiuta a focalizzarsi su azioni concrete.

È bene fare domande focalizzate: fra le più utili ci sono “come posso migliorare nella gestione del tempo?”, “in che modo la mia comunicazione è stata chiara o meno in questa riunione?”, “quali miei comportamenti sono stati utili al team in questo progetto e quali no?”.

Chiedere un parere è solo il primo passo: il vero valore viene da come lo si gestisce e lo si trasforma in apprendimento reale. Può essere utile tenere traccia scritta della risposta ricevuta. Questo aiuta a riflettere, vedere progressi e non dimenticare ciò che è stato identificato.

Non tutto il feedback professionale sarà utile o rilevante. Serve discernimento, capire cosa è allineato ai propri valori, obiettivi e al contesto. Alcune critiche possono essere generiche o non utili al ruolo. Meglio adottare il sistema SMART ed essere Specifici, Misurabili, Achievable (che significa raggiungibili), Rilevanti, con un Tempo definito. Funziona di più scrivere: “Entro tre mesi migliorare la chiarezza delle email chiedendo un feedback specifico su ogni email importante da almeno due colleghi” piuttosto che “devo scrivere meglio le email”.

Conviene provare con cambiamenti piccoli ma ben mirati. Ad esempio modificando lo stile di comunicazione in una riunione, oppure delegando più compiti o cambiando modalità di reporting. Inoltre, dopo aver apportato cambiamenti, è utile chiedere un altro feedback professionale proprio su questi. Per esempio: “Hai notato che nella presentazione ho applicato la tua osservazione su… C’è qualcosa che posso affinare ancora?”

Conviene impiegare del tempo anche personale per una riflessione sul proprio lavoro e migliorare in termini di skill stacking: cosa ho fatto bene? Cosa potrei fare diversamente? Quali modelli ritornano nei feedback che ricevo?

Se si è in una posizione di leadership o anche un membro del team, è bene promuovere ambienti in cui dare e ricevere feedback diventi normale, dove gli errori sono visti come opportunità, non punizioni. La sicurezza psicologica aiuta molto.

Cosa fare se si riceve un feedback professionale negativo

Quando il feedback professionale è critico, può essere difficile da accettare. Per questo è meglio separare il messaggio dalla modalità con cui è stato consegnato: bisogna concentrarsi su cosa viene detto, più che sul come.

È importante chiedere esempi concreti per comprendere meglio: questo permette di vedere la situazione specifica, capire il contesto, la modalità e individuare azioni concrete. Inoltre alcuni miglioramenti richiedono supporto – formazione, coaching, strumenti –  ericonoscerlo è utile. È fondamentale non lasciarsi scoraggiare dai feedback negativi: spesso i più utili sono quelli che mettono davanti a limiti che si riuscivano a vedere.

Errori comuni da evitare

Chiedere feedback troppo tardi o solo al termine di un progetto non è molto utile, perché non si può mettere in pratica l’eventuale correzione. Allo stesso modo, non servono le richieste vaghe: portano a risposte generiche. Meglio evitare di strare sulla difensiva oppure negare la validità del parere: questo può interrompere la comunicazione, minare la fiducia.

Un altro errore comune è quello di non mettere in atto cambiamenti, perché si perde di credibilità e si lascia andare un’importante opportunità di miglioramento. Non conviene affidarsi solo a una fonte: usare solo il manager o solo i colleghi è riduttivo e può dare un quadro parziale.

Il feedback professionale è uno strumento potentissimo, se richiesto bene, ricevuto con apertura e trasformato in azioni concrete. Chiederlo non è segno di debolezza, ma di maturità: implica la volontà di crescere continuamente, di migliorare le proprie capacità, di essere consapevoli dei propri limiti e delle proprie opportunità.

In sintesi, lo si deve chiedere in modo specifico, nei momenti utili, alle persone giuste. Va usato come materiale da lavoro: annotandolo, selezionandolo, definendo obiettivi, sperimentando cambiamenti, chiedendo follow up. Conviene coltivare una mentalità di crescita, dove il parere fa parte di un processo e non è un evento isolato. Infine, se possibile, è bene contribuire alla costruzione di un contesto professionale in cui il feedback sia normale, costruttivo e reciproco.

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